MaxiProcesso
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27/08/2026
Venerdì 26 / sabato 27 Agosto 1983 L'ORA. OMICIDIO DI MAIO / risultato della autopsia sul corpo del giovane costruttore unico dato certo delle indagini.
I collegamenti della famiglia con i boss Bontade, Inzerillo e Riccobono, tutti caduti nella guerra di mafia.
E' un colpo a tutto il clan.
27/08/2026
Venerdì 27 agosto 1982
Palermo. Continua l'orribile catena di sangue.
Da rapinatore a uomo di cosca Ucciso: stava con i perdenti.
E un delitto che ancora gli investigatori non hanno precisamente inquadrato quello commesso ieri mattina nel quartiere palermitano della Guadagna. Ne è rimasto vittima un pregiudicato di 37 anni, Giorami D'Alia.
L'ucciso era conosciuto da carabinieri e polizia come rapinatore, ma per via di una parentela la sua figura si collega al gruppo mafioso dei Mafara, ritenuto perdente nella sanguinosa guerra fra le cosche.
Glovanni D'Alia, infatti, era cug no di Antonino Nicolini, Fautista dell'ingegner Ignazio Lo Presti. Entrano sono scomparsi, forse vittime della lupara bianca, alla fine del mese scorso.
Lo stesso rapporto di parentela legava la vittima ad altri due della famiglia Nicolini, Angelo e Giovanni, considerati dag investigatori fedeli del clan Mafara, che è stato decimato dal piombo degli avversari.
Pare anche che Giovanni D'Alia non si limitasse a frequentare il suo quartiere, ma si spingesse fino a zone controllate da boss emergenti».
Le indagini dovranno chiarire anche questa circostanza, che potrebbe definitivamente trasformare quello che in un primo momento era sembrate un regolamento di conti tra delinquenti di borgata nell'ennesimo delitto della guerra di mafia.
CONTINUA...
https://www.facebook.com/groups/831493721206282/permalink/1032258794463106/
27/08/2026
MERCOLEDI 27 AGOSTO 1997《Dopo la riforma del 513 si vuole abolire la norma che dà valore di prova alle dichiarazioni convergenti di due collaboratori》
SUI PENTITI NUOVO ALLARME DI CASELLI
《Nella lotta contro la mafia si tornerebbe indietro di vent'anni》 afferma il procuratore di Palermo. Ma nel Polo e nell'Ulivo sono in tanti a sollecitare modifiche all'articolo 192, «soprattutto nei casi di accuse per sentito dire».
By MaxiProcesso2.0
27/08/2026
Venerdì 27 Agosto 1982 L'ORA.
Guai militari per il figlio di don Masino Arrestato Spadaro sfuggito alla leva.
ANTONINO Spadaro, figliodi don Masino, il boss della "Kalsa", indicato dagli investigatori come uno degli esponenti di spicco della mafia "vincente" (nei suoi confronti la Procura della Repubblica ha spiccato ordine di cattura per associazione per delinquere finalizzata al traffico degli stupefacenti), è finito all'Ucciardone.
Questa volta non si tratta di una vicenda di mafia.
Il giovane è stato si arrestato da un nucleo speciale della squadra mobile in servizio al commissariato di Mondello, ma per un ordine di cattura firmato dalla Procura militare della Repubblica di Napoli.
L'accusa nei confronti di Nino Spadaro è di renitenza alla leva. In pratica, il giovane non si è presentato alla chiamata militare.
Nino Spadaro è stato arrestato in un night, a Mondello, dove stava trascorrendo la serata in compagnia di alcuni amici.
Il figlio di don Masino è stato riconosciuto da un funzionario della "mobile" che l'ha invitato a seguirlo.
Nino Spadaro non ha battuto ciglio. Si è alzato ed ha raggiunto insieme al funzionaio sino al commissariato, dove gli è stato notificato l'ordine di cattura.
Nino Spadaro sarà trasferito, forse già in giornata, a Napoli, dove verrà interrogato dal Procuratore militare di quella città.
Spadaro è stato in passato al centro di un caso di "lupara bianca".
Fu accusato della scomparsa dei fratelli Lo Nardo, per una questione di donne.
Ma Nino 'spadaro, sia in Corte d' Assise che in Assise d'Appello è stato sempre assolto con formula piena.
27/08/2026
27 Agosto 1980 Un boss due volte dimenticato, due volte ripescato.
GERLANDO ALBERTI, boss dimenticato. E riscoperto per caso nel villino di Sant'Onofrio a Trabia dove, sulle tracce dei tecnici francesi di raffinazione di droga, polizia e carabinieri non si aspettavano di trovarlo.
Da tre anni au paccarès era scomparso dalle cronache dei giornali, ma soprattutto dai rapporti di polizia. Da quando cioè, ai primi di ottobre del 1977 era riuscito a fuggire per la seconda volta dando agli uomini di scorta il falso recapito di un albergo di Napoli, l'hotel Commodore, chiuso da tempo.
Eppure non c'è vicenda di mafia degli ultimi diciassette anni dalle due stragi di Ciaculli e Viale Lazio all'assassinio del procuratore della Repubblica Pietro Scaglione, alla scomparsa di Mauro de Mauro che non abbia visto Alberti protagonista, accusato di essere autore o mandante.
Per la verità già una volta era stato dimenticato. Dopo le sanguinose lotte fra le cosche mafiose negli anni '60 si era trasferito al nord, in Lombardia dove agli ordini di Liggio si era conquistato un posto di rilievo all'interno della Anonima Sequestri. A ripescarlo' nel 1969 era stato il colonnello Giuseppe Russo che, nel tracciare l'organigramma dei nuovi vertici mafiosi, gli assegnò un posto di primo piano e la patente di boss.
E che il freddo killer di Dannisinni, dall'aspetto mite e sorridente tanto da guadagnarsi il nomignolo di u paccarès, avesse fatto carriera era avvalorato da molti indizi. Nel 1970 era stato infatti fermato, ma non riconosciuto, dalla polizia milanese.
Era alla guida di una Alfa 1750, in macchina con lui c'era il fior fiore dei boss della droga: Gaetano Badalamenti boss di Cinisi, Tommaso Buscetta e Salvatore Greco due dei più potenti e temuti capi del contrabbando internazionale di stupefacenti, Giuseppe Calderone importante personaggio della mala catanese. Si saprà poi che il gruppo di mafiosi andava a Zurigo per un vertice.
Scomparso subito dopo l'assassinio del colonnello Russo ucciso a Ficuzza il 20 agosto del '77 Gerlando Alberti ricompare ora, ed in maniera del tutto inattesa, fra le carte dell'inchiesta su mafia, droga, riciclaggio di danaro sporco ed appalti.
E' presto per dire che ruolo abbia nel disegno della Sicilian connections, il grande traffico internazionale cioè di droga e miliardi, di cui il procuratore della Repubblica Costa ed il giudice istruttore Falcone stavano delinenando i contorni prima che il procuratore venisse assassinato.
Ma è possibile stabilire alcuni punti fermi e fare delle riflessioni.
Alberti sembra essere l'elemento di raccordo fra la mafia siciliana ed il clan dei marsigliesi che dopo una lunga e sanguinosa guerra hanno, in tutta evidenza, trovato un accordo di ferro. A Napoli, si disse al momento del suo arresto il 21 dicembre del 1971, Alberti aveva trasferito il centro operativo della mafia, lo snodo del contrabbando di droga e si*****te.
Cercando fra l'altro di risolvere con un accordo la guerras con i marsigliesi. Adesso si può dire che siciliani e marsigliesi lavorano spalla a spalla e che l'eroina made in Italy, ha sostituito defintivamente sui mercato internazionali soprattutto quelli americani, ogni altro tipo di merces.
Nel maggio scorso gli uomini della Dea (Drug Enforcement Administration) hanno sequestrato 61 chili di eroina per un valore di centinaia di miliardi, inequivocabilmente raffinata in Italia. Insomma l'internazionale della droga ha raggiunto una capacità operativa mai verificata per il passato.
Nel castello dell'eroinas a Cereseto Monferrato vicino Asti dove si raffinava l'eroina «4c» più pregiata della «Briwn Sugars erano al lavoro chimici francesi; Come a Trabia e Carini.
Le due raffinerie alle porte di Palermo erano già in funzione o stavano per entrare in produzione? Interrogativo legittimo visto the sono state trovate attrezzature e prodotti per la raffinazione ma non eroina già pronta per l'esportazione.
Per anni investigatori come Boris Giuliano, hanno sospettato l'esistenza di centrali di raffinazione della droga in Sicilia dopo avere acquisito la certezza che la mafia siciliana controlla ormai direttamente tutto il traffico internazionale degli stupefacenti. Ora c'è la prova che il sospetto era giusto.
I vari pezzi del puzzle stanno cosi completando un disegno preciso: importazione e raffinazione della droga portano di ritorno un grande fiume di dollari sporchi che verosimilmente passano attraverso le banche per poi essere in parte reimpiegati nel traffico degli stupefacenti e ibvestiti in appalti e affari. Passando attraverso diversi livelli di controllo mafioso.
Insomma la Sicilian Connections; una ipotesi, una pista su cui si è mossa l'inchiesta giudiziaria iniziata dal procuratore della Repubblica Gaetano Costa e che sta acquistando contorni sempre più concreti e definiti. Che portano, attraverso le banche, ai grandi affari di mafia ed alle sue coperture politiche e finanziarie.
ARTICOLO di Giacomo Galante by L'Ora
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26/08/2026
Mercoledì 27 agosto 1986 G.D.S.
Stazione, Brancaccio, via Oreto Nuova il raid di un commando di assassini.
Meno di un'ora per tre omicidi.
Uccisi un piccolo mafioso e due suoi 《picciotti》 in tre agguati nel giro di cinquanta minuti.
Nella prima esecuzione alle 15,40 al bar Adua cade Paolo Zampardi Mezz'ora dopo viene abbattuto Sebastiano Briolotta dentro la sua auto ferma. Ancora 20 minuti e sette colpi freddano Salvatore Benigno Avrebbero fatto uno o tentavano il salto di qualità».
26/08/2026
Venerdi 27 Agosto 1976 L'ORA.
Partinico/Ucciso un giovane та..
Prima di spirare fa il nome del suo assassino.
26/08/2026
DOMENICA 27 AGOSTO 1989.
La sua auto ritrovata dopo diciotto giorni.
Serradifalco, operaio scomparso Quarto caso di 《lupara bianca》
La vittima è un pregiudicato di 34 anni. Secondo i carabinieri.
《aveva atteggiamenti da boss》
Le indagini sugli altri episodi.
26/08/2026
SABATO 26 AGOSTO 1995 G.D.S .
Il cronista che ha sorpreso don Masino in crociera: ha parlato di Moro Andreotti e Berlusconi, adesso ha il problema di garantirsi la credibilità.
Ma un passeggero lo attacca: non si era qualificato come giornalista.
《Buscetta quelle cose le ha dette》 L'autore dello scoop contrattaca.
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