Alberto Razzini Fotografo
(già Duralux Photo)
23/09/2026
"Coppa Città di Collecchio"
22/09/2026
Gli odiatori gratuiti, i panrazzisti, i "fascisti" (di destra e di sinistra) ci sono sempre stati.
Vomitano sugli altri ciò che hanno dentro: frustrazione, senso d'impotenza, invidia, dispensano ignoranza come se fosse manna, inquinano l'ambiente sociale al punto da farlo diventare irrespirabile.
La loro forza è il contagio. L'energia negativa che sprigionano si comporta come un vero e proprio agente patogeno. Se la respiri e non hai sufficienti difese ti puoi ammalare. Il rischio è diventare come loro: dei morti viventi. Purtroppo stiamo attraversando una fase pandemica, in tal senso.
Ma ecco come rispose Pier Paolo Pasolini a un odiatore degli anni '60, che lo aveva gratuitamente attaccato con grande ignoranza e disprezzo:
"Perché lei, come tutti i fascisti del suo tipo, è un uomo che non sa amare: una profonda inibizione glielo impedisce; la sua aggressività è patologica, come la sua protesta moralistica. La vita per lei è costituita da una serie di «tabù»: Patria, Dio, Famiglia, Sesso, Tradizione, che lei ha accettato col più puro conformismo: il conformismo tipico degli inibiti, che protestano verbalmente una salute che non possiedono; sì che il loro narcisismo — facendosi collettivo — trova delle soddisfazioni che, d'altra parte, sono inautentiche, e non lo risolvono. Le guarigioni avvengono soltanto attraverso l'uso della ragione. Invece lei pone — forse senza accorgersene — l'irrazionalità come l'unico strumento atto a possedere la realtà." (PPP)
L'odio e l'ignoranza bestiale si combattono solo con la ragione e la grande cultura, altre armi non ce ne sono. Chi è ancora sano faccia la sua parte, ne va della nostra salute collettiva.
21/09/2026
Operaia Ferrari
18/09/2026
Alienazione contemporanea, tempo libero e forma mentis produttivo-consumistica
Il sistema capitalistico contemporaneo non deve necessariamente colonizzare il tempo libero trasformandolo nuovamente in lavoro produttivo. Può colonizzarlo trasformandolo in consumo di esperienze.
Dal lavoro al "lavoro del tempo libero":
Il meccanismo potrebbe essere rappresentato così: tempo di lavoro → denaro → tempo libero → consumo → nuova produzione
Il tempo libero sembra essere l'opposto del lavoro, ma può assumere la stessa forma mentale del lavoro.
Durante il lavoro, devo fare il massimo possibile nel tempo disponibile.
:: ma anche :::
Durante il tempo libero, devo fare il massimo possibile nel tempo disponibile.
Cambia l'oggetto, non la struttura.
E quindi arriviamo a quella curiosa espressione che usiamo continuamente: "sfruttare il tempo libero".
È una metafora rivelatrice. Il tempo libero viene trattato come una risorsa naturale da estrarre, proprio come il tempo di lavoro.
Non diciamo semplicemente: "Passo il pomeriggio qui".
Diciamo: "Come posso sfruttare bene questo pomeriggio?"
E improvvisamente anche il pomeriggio ha una produttività da massimizzare. La vacanza diventa una prestazione
Ma facciamo un esempio: il weekend al mare (è perfetto perché contiene una contraddizione quasi comica)
Si parte dal lavoro: "Finalmente ho due giorni liberi."
Poi: bisogna organizzarsi, preparare tutto → partire e viaggiare (spesso code, contrattempi) → raggiungere il luogo → trovare il parcheggio → sistemarsi, trasferendo tutta la roba, ecc. → fare il bagno → mangiare fuori → visitare qualcosa → fare l'aperitivo → fotografare e filmare e postare sui social → ritornare (viaggio, code, contrattempi, ecc.)
E alla fine: "Abbiamo fatto un sacco di cose!" Come se fosse stato un buon bilancio trimestrale. 😄😅
La frase "ho sfruttato bene il weekend" rivela perfettamente il processo. Il tempo che doveva essere liberato dalla necessità viene sottoposto a una nuova necessità: devo fare qualcosa affinché il tempo libero abbia valore.
Ed è qui che compare l'ALIENAZIONE. Non necessariamente perché quello che facciamo sia spiacevole. Il mare può essere bellissimo, il ristorante ottimo, il viaggio interessante.
L'alienazione sta nel fatto che non riusciamo più a concepire il valore del tempo se non attraverso un'attività, un'esperienza o un consumo che lo "riempia"!
E qui il confronto con le società tradizionali è illuminante. Naturalmente bisogna evitare di idealizzarle. Anche nelle società tradizionali esistevano lavoro, obblighi, gerarchie, rituali, noia, fatica. Ma molte culture hanno conservato una distinzione che la modernità tende a erodere: non tutto il tempo deve essere finalizzato.
Il riposo può essere realmente riposo. La festa può essere realmente festa. La contemplazione può non avere uno scopo. La conversazione può durare senza "portare a qualcosa". Si può stare seduti. Si può passeggiare. Si può aspettare. Si può semplicemente esserci e NON FARE NIENTE.
Per l'occidentale contemporaneo questa condizione può diventare quasi insopportabile. Non perché abbia necessariamente qualcosa da fare, ma perché il non fare è diventato una condizione disdicevole, che deve essere riempita.
Qui c'è una cosa ancora più sottile. La società capitalistica non deve dirci: "Non puoi stare fermo." Può semplicemente costruire un mondo nel quale stare fermo appare come uno spreco. Questo è molto più efficace. Se io ti ordino di lavorare, puoi ribellarti. Se invece ti convinco che ogni minuto non utilizzato è un minuto perso, allora cominci tu stesso a sorvegliarti.
Il vecchio padrone non deve più stare con la frusta. Il padrone è diventato un criterio interiorizzato di valorizzazione del tempo.
E qui siamo davvero nel cuore dell'alienazione. E infatti il sistema ha una ragione strutturale per favorirlo. Non serve una regia.
Se milioni di persone decidessero improvvisamente: "Nel weekend non compro niente. Non viaggio. Non vado al ristorante. Non faccio shopping. Non devo nemmeno necessariamente intrattenermi. Sto a casa, cammino, parlo con qualcuno, leggo, mi godo la natura che c'è qui vicino." una parte enorme dell'economia dei servizi, del turismo, dell'intrattenimento e del consumo esperienziale ne risentirebbe. Quindi il sistema tende spontaneamente a trasformare il tempo liberato in domanda economica. Non c'è bisogno che qualcuno lo abbia progettato. È sufficiente che ogni attore persegua razionalmente il proprio interesse all'interno delle regole esistenti.
Il produttore vuole vendere. Il commerciante vuole incassare. Il lavoratore vuole utilizzare il proprio tempo libero. Il turista vuole "godersi" la vacanza. Il social network vuole attenzione. L'algoritmo vuole massimizzare l'engagement.
Nessuno deve voler creare l'alienazione. L'alienazione può emergere come proprietà del sistema.
E qui tocchiamo qualcosa che Karl Marx non poteva vedere nella forma attuale. Durante la rivoluzione industriale, infatti, non c'era il tempo libero, ma solo il lavoro e il riposo.
Marx aveva individuato l'alienazione del lavoro e la trasformazione dell'attività umana in qualcosa di estraneo al soggetto.
Ma oggi possiamo immaginare una seconda fase: l'alienazione del tempo liberato.
Prima, il lavoro appartiene a qualcun altro. Poi, il tempo libero appartiene (apparentemente) a me, ma io stesso lo tratto come qualcosa da valorizzare, ottimizzare e consumare.
È quasi una auto-alienazione del tempo.
Non è più soltanto accumulo di beni. È accumulo di esperienze.
Anche le esperienze possono diventare oggetti da accumulare. E allora compare un'altra espressione rivelatrice: "Ho fatto un sacco di cose." Ma la vita non è necessariamente più vissuta perché contiene più cose. Forse la vera antitesi non è lavoro contro tempo libero. È tempo finalizzato versus tempo non finalizzato.
Qui la cosa diventa filosoficamente molto più profonda.
Il tempo finalizzato dice: questo momento serve a qualcos'altro.
Il tempo non finalizzato dice: questo momento non deve servire a qualcos'altro. È semplicemente presente.
E questa distinzione ci porta alla fruizione senza scopo.
Il capitalismo tende a trasformare la potenza in valore economico: cosa potrei fare con questo?
La mentalità produttivistica tende a trasformare il tempo in potenza: cosa potrei fare con questo tempo?
La mentalità consumistica tende poi a trasformare la potenza in consumo: cosa potrei comprare/fare/esperire con questa possibilità?
Forse una forma di libertà comincia quando compare una risposta molto semplice e quasi scandalosa: "Niente. Posso anche non farci niente." Non come rinuncia ascetica, né come pigrizia. Ma come recupero della gratuità dell'esistenza.
Se l'esistenza deve continuamente essere giustificata da ciò che produce, possiede o realizza, allora l'essere non è mai sufficiente a se stesso. Se invece l'esistenza può essere vissuta nella sua stessa manifestazione, senza dover continuamente convertirsi in un risultato, abbiamo già fatto un piccolo passo fuori dalla logica servo-padrone di Hegel.
Un giro al fiume o ai Boschi di Carrega a dieci chilometri (per dire..), a questo punto, non è più semplicemente un'alternativa alla vacanza al mare. Diventa quasi un esperimento filosofico: vedere se riesci a trascorrere quattro ore senza doverle trasformare in "qualcosa".
Che cosa hai fatto oggi pomeriggio? Niente. :-) Mi sono limitato ;-) ad esistere.
A.R. 18.9.26
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