Alba Riformista

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02/10/2026

PARCO ACQUATICO DI RENDE, TRA IL DIRE E IL FARE C'È DI MEZZO IL MARE (e un anno di silenzio)

Le promesse della politica, si sa, viaggiano spesso su binari molto più veloci rispetto alla realtà dei fatti. È trascorso ormai più di un anno da quella dichiarazione solenne pronunciata il 2 luglio 2025 dall’Onorevole Sandro Principe, nella quale si annunciava con entusiasmo l'imminente arrivo del bando per la gestione del Parco Acquatico. Oggi, il bilancio è desolante, di quel bando è andato deserto e la struttura continua a rimanere immobile.
​Compensare la complessità burocratica è una giustificazione che i cittadini conoscono bene, ma fino a un certo punto. Nel bene e nel male, la precedente amministrazione era riuscita a far funzionare l'impianto, garantendo alla comunità uno spazio di svago e un punto di riferimento per il territorio. Oggi, invece, ci si trova davanti a uno stallo incomprensibile che solleva dubbi legittimi sulla reale capacità programmatica e gestionale dell'attuale guida cittadina.
​Perché non si riesce a far ripartire una struttura già esistente? Manca la volontà politica o manca la competenza tecnica per tradurre le parole in atti concreti?
​I proclami d'accelerazione sulle linee programmatiche e le grandi dichiarazioni di intenti lasciano il tempo che trovano quando i cancelli del Parco Acquatico restano sbarrati. La cittadinanza non chiede miracoli, ma ordinaria amministrazione, efficienza e il rispetto degli impegni presi. È tempo di passare dagli annunci ai fatti, prima che il distacco tra le promesse istituzionali e la realtà quotidiana diventi un solco incolmabile.

30/09/2026

⚽ SCUOLE CALCIO: PRIMA I BAMBINI

Vorremmo fare una riflessione sulle scuole calcio, partendo da una premessa importante, non sono tutte uguali.
Ci sono società, dirigenti e soprattutto mister che dedicano tempo, passione e competenza ai ragazzi. Persone che non pensano soltanto al risultato, ma insegnano ai bambini a stare insieme, a rispettare le regole, a perdere e a vincere, a crescere attraverso lo sport.
Ed è proprio per rispetto verso queste realtà che credo sia necessario parlare di un problema che riguarda sempre più famiglie.
Le rette possono arrivare a 600-700 euro l'anno, a cui spesso si aggiungono altre spese. Per alcune famiglie sono cifre importanti, per altre possono diventare addirittura un ostacolo.
E allora, soprattutto quando si utilizzano strutture di proprietà comunale, credo che qualche domanda sia doverosa.
Quanto pagano le società per utilizzare gli impianti?
Quali sono gli obblighi previsti dalle convenzioni?
Quando scadono gli affidamenti?
Chi controlla che vengano rispettati?
E soprattutto, esistono forme di agevolazione per le famiglie con redditi più bassi?
Se Rende vuole essere, come si dichiara, una città attenta ai valori riformisti e socialisti, credo che questi temi dovrebbero essere al centro della politica amministrativa.
Lo sport è educazione, ma è anche inclusione sociale.
Perché non prevedere, nelle convenzioni con chi gestisce gli impianti pubblici, agevolazioni o posti gratuiti per i bambini delle famiglie in maggiore difficoltà, attraverso criteri ISEE trasparenti?
Perché non chiedere maggiore trasparenza sulle quote richieste alle famiglie e sulla qualità del servizio offerto?
Il Comune non deve sostituirsi alle società sportive e nemmeno penalizzare chi lavora seriamente.
Deve però fare una cosa semplice, garantire che il patrimonio pubblico produca anche un beneficio pubblico.
Perché un bambino non dovrebbe mai rinunciare a giocare a calcio perché la sua famiglia non può permetterselo.
E non possiamo nemmeno accontentarci di vedere campi pieni di bambini.
Una scuola calcio deve essere prima di tutto una scuola.
Deve esserci un mister che insegna, educa, segue e conosce i ragazzi. Non soltanto gruppi sempre più numerosi lasciati sul campo.
A Rende si potrebbe fare qualcosa di importante, uno sport realmente accessibile a tutti, con regole chiare, trasparenza nelle concessioni e agevolazioni per chi ha meno.
Perché se parliamo di politica sociale, dobbiamo dimostrarlo anche attraverso le cose più semplici.
Il pallone non deve diventare un privilegio per chi può permetterselo.
Il diritto di giocare deve appartenere a tutti i bambini.
Tutto questo lo riteniamo necessario perché la stragrande maggioranza delle associazioni sportive nasce senza fini di lucro.

18/09/2026

⚽ A RENDE ORMAI TUTTI VOGLIONO FARE CALCIO

A Rende ormai sembra che il calcio sia diventato la soluzione a tutti i problemi.

Spuntano scuole calcio ovunque, si moltiplicano le società e le strutture private. E naturalmente lo sport giovanile è una cosa bellissima e va sostenuto.

Ma qualche domanda, soprattutto quando si parla di strutture pubbliche e società senza fini di lucro, credo sia doveroso porsela.

Se una società utilizza una struttura comunale e incassa quote dalle famiglie, quanto reinveste realmente nello sport, nelle strutture, nella manutenzione e nei servizi ai ragazzi?

Perché una società senza fini di lucro non dovrebbe avere come obiettivo quello di trasformare lo sport in un'occasione per fare profitto personale. Gli eventuali avanzi dovrebbero essere destinati all'attività sportiva e al miglioramento delle strutture.

E poi c'è un altro problema, i canoni dovuti al Comune.

Ci sono gestori che risultano in ritardo nei pagamenti e situazioni che, a quanto ci viene segnalato, si trascinerebbero da anni. Se è così, è arrivato il momento di fare chiarezza, quanto deve incassare il Comune? Quanto è stato effettivamente pagato? E a quali condizioni vengono concesse le strutture?

Ma il tema non finisce qui.

C'è un'altra domanda che riguarda direttamente le famiglie, quanto costa davvero mandare un bambino o un ragazzo in una scuola calcio a Rende?

Quota di iscrizione, mensilità, tesseramento, abbigliamento, visite mediche, tornei, trasferte e tutto ciò che viene richiesto durante l'anno.

Per questo, presto apriremo un'inchiesta sulle scuole calcio di Rende, per raccogliere dati e testimonianze e capire quanto pesa realmente questa attività sul bilancio di una famiglia.

Lo sport deve essere prima di tutto educazione, socialità e crescita dei nostri ragazzi.

Il calcio non può diventare semplicemente un business per pochi, né uno strumento per promettere l'impossibile.

A Rende è arrivato il momento di accendere i riflettori anche su questo.

Perché quando si parla di sport, di ragazzi e di strutture pubbliche, la trasparenza non è un optional.

09/09/2026

COSENZA 2027, NON SERVONO ALTRE PROMESSE. SERVE UNA POLITICA CHE RISPONDA.

La prossima primavera di voterà per il rinnovo del consiglio comunale di Cosenza, e naturalmente per il nuovo Sindaco.
Ma prima ancora di parlare di candidati, alleanze e programmi, credo che dobbiamo porci una domanda semplice, che cosa chiedono oggi i cittadini alla politica?
Non credo chiedano soltanto grandi opere o annunci.
Chiedono una città nella quale le cose normali funzionino.
Una strada che venga sistemata quando è necessario.
Un autobus che passi quando deve passare.
Un ufficio comunale che risponda.
Una pratica che non rimanga mesi nei cassetti.
Una città pulita e curata.
Quartieri che non vengano ricordati soltanto durante la campagna elettorale.
Un Comune vicino agli anziani, alle famiglie, ai giovani, ai commercianti e a chi ogni giorno lavora.
Il problema della politica amministrativa, oggi, è anche questo, troppo spesso si parla ai cittadini, ma troppo poco si parla con i cittadini.
Noi vorremmo provare a fare qualcosa di diverso.
Non presentarci con il solito programma di cento pagine pieno di promesse difficili da verificare.
Vorremmo costruire un patto con la città, fatto di poche priorità, chiare e concrete, con tempi, responsabilità e risultati verificabili.
E dopo averle votate, tornare dai cittadini a dire,
questo lo abbiamo fatto, questo è in corso, questo non siamo riusciti a farlo e vi spieghiamo perché.
Perché amministrare una città non significa soltanto governare.
Significa rispondere.
E forse è proprio questo che oggi manca alla politica: non altre parole, ma la capacità di assumersi la responsabilità delle proprie parole.
Cosenza non ha bisogno di una politica che prometta tutto.
Ha bisogno di una politica che mantenga ciò che promette.
Da qui vogliamo partire.

Domenico Ziccarelli

08/09/2026

La Calabria delle sagre, divertirsi sì, dimenticare i problemi no.

Da luglio ad agosto, e ora anche a settembre, la Calabria sembra essersi trasformata nella patria delle sagre.
Sagra del vino, del salame, dei funghi porcini, della frittata, della cipolla di Tropea… e poi ancora feste, festival, degustazioni, eventi. Ormai sembra che manchi soltanto la sagra della sagra.
Sia chiaro, non sono contro le feste, non sono contro le sagre e non sono contro il diritto delle persone a divertirsi. Anzi. Una comunità ha bisogno anche di momenti di svago, di stare insieme, di valorizzare i propri prodotti e le proprie tradizioni.
Il problema è un altro.
È vedere una classe politica che sembra gareggiare a chi inaugura più sagre, a chi mette più fotografie sui social, a chi riesce a trovare un nuovo nome, un nuovo evento, una nuova manifestazione da sponsorizzare.
E mentre si festeggia, la Calabria reale resta lì.
La sanità continua a mostrare tutte le sue difficoltà.
I servizi pubblici non sono certo un modello di efficienza.
I trasporti continuano a penalizzare cittadini, studenti e lavoratori.
Collegamenti ferroviari e aerei non sembrano certo quelli di una regione che vuole colmare il proprio divario con il resto del Paese.
E allora viene spontanea una domanda, non stiamo forse confondendo l'immagine della Calabria con la Calabria reale?
Perché una regione non si rilancia soltanto con una festa in piazza.
Si rilancia con gli ospedali che funzionano, con i servizi efficienti, con i trasporti, con il lavoro, con infrastrutture adeguate, con una pubblica amministrazione che risponde ai cittadini.
Le sagre possono essere una bella cosa.
Ma non possono diventare la rappresentazione del buon governo.
E qualche dubbio, lo confesso, comincia a venirmi.
Perché quando i problemi sono tanti e le risposte sono poche, riempire il calendario di feste può diventare anche un modo per spostare l'attenzione.
Divertirsi fa bene. Distrarsi dai problemi, invece, può diventare pericoloso.
Perché mentre noi discutiamo della sagra del salame o dell'ennesimo festival enogastronomico, magari qualcuno aspetta mesi per una visita medica, qualcuno rinuncia a partire perché un collegamento è diventato troppo difficile, qualcuno cerca un lavoro che non c'è e qualcun altro decide semplicemente di andare via.
Ecco perché servirebbe un po' di equilibrio.
Meno vetrina, più governo.
Meno inaugurazioni, più soluzioni.
Meno propaganda, più Calabriareale
Le feste lasciamole alla gente.
Alla politica chiediamo qualcosa di più.

Luigi Cosentini

05/09/2026

PRIMA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE VIENE LA CITTÀ

Si avvicinano le elezioni comunali di Cosenza e, inevitabilmente, cominceranno a circolare nomi, candidature, alleanze, schieramenti e possibili coalizioni.
Ma forse dovremmo fermarci un momento e porci una domanda più importante, di cosa ha realmente bisogno Cosenza?

Perché oggi c'è una distanza sempre più evidente tra ciò che la politica discute e ciò che le persone vivono ogni giorno.
Le famiglie fanno i conti con il costo della vita, i giovani con la difficoltà di trovare un lavoro e di costruirsi un futuro, il commercio soffre, molti cittadini percepiscono una città meno viva e meno sicura, mentre i servizi quotidiani continuano a rappresentare una delle principali preoccupazioni.
E nel frattempo cresce la disaffezione. Sempre più persone si allontanano dal voto, convinte che cambiare amministrazione o cambiare maggioranza non serva a cambiare davvero la propria vita.
Questo dovrebbe essere il primo problema di cui la politica dovrebbe occuparsi.
Non possiamo limitarci a chiedere ai cittadini di andare a votare. Dobbiamo prima dare loro una ragione per farlo.
Chi si candida a governare Cosenza dovrà avere il coraggio di parlare di cose concrete.
Di lavoro e di impresa.
Di commercio e di centro cittadino.
Di manutenzione, strade, parcheggi, mobilità e trasporto pubblico.
Di sicurezza, decoro e qualità degli spazi urbani.
Di politiche per i giovani e per le famiglie.
Di cultura e sport, non come semplice calendario di eventi, ma come strumenti permanenti di crescita della comunità.
E soprattutto dovrà avere una visione del ruolo che Cosenza deve svolgere come capoluogo di provincia e cuore dell'area urbana.
Ma c'è una cosa ancora più importante, prima di scrivere un programma bisogna ascoltare la città.
Non soltanto nelle settimane della campagna elettorale, quando tutti diventano improvvisamente disponibili ad ascoltare.
Bisogna andare nei quartieri, incontrare i commercianti, parlare con i giovani, con gli anziani, con le famiglie, con chi lavora e con chi cerca lavoro.
Chiedere ai cittadini cosa non funziona.
E soprattutto chiedere loro che città vorrebbero tra dieci anni.
Perché Cosenza non ha bisogno soltanto di una nuova amministrazione.
Ha bisogno di recuperare un rapporto di fiducia con la politica.
E la politica deve capire che governare una città non significa soltanto amministrare un bilancio o organizzare qualche evento.
Significa dare una direzione alla comunità.
Per questo, prima dei nomi e delle candidature, sarebbe necessario discutere di idee.
Prima delle alleanze, dei programmi.
Prima della campagna elettorale, della città.
Perché se vogliamo che i cittadini tornino a credere nella politica, dobbiamo finalmente dimostrare che la politica è tornata ad occuparsi dei cittadini.
Cosenza merita un progetto, non soltanto una competizione elettorale.

Alba Riformista rompe il silenzio: «Meno propaganda, più lavoro e idee» 25/07/2026

Alba Riformista rompe il silenzio: «Meno propaganda, più lavoro e idee» 24.07.2026 20:05 di Claudio [email protected] Alba Riformista rompe il silenzio: «Meno propaganda, più lavoro e idee» Alba Riformista c'è. E continua a lavorare.Da oltre un mese non pubblichiamo comunicati né interveniamo sulla stampa. Qualcuno potrebbe pensare che siamo assenti. Si sb...

24/07/2026

Alba Riformista c'è. E continua a lavorare.
Da oltre un mese non pubblichiamo comunicati né interveniamo sulla stampa. Qualcuno potrebbe pensare che siamo assenti. Si sbaglia.
Seguiamo con attenzione ciò che accade a Rende, a Cosenza e in tutta la Calabria. Siamo presenti, ascoltiamo, analizziamo e lavoriamo con serietà, senza rincorrere polemiche quotidiane o visibilità a tutti i costi. Crediamo che la buona politica si misuri con le idee e con i risultati, non con il numero dei comunicati.
Viviamo una fase difficile nella nostra regione, incendi, una sanità sempre più in affanno, disoccupazione, giovani costretti a lasciare la Calabria e famiglie che attendono risposte concrete. Eppure troppo spesso il dibattito politico si perde in passerelle, inaugurazioni e celebrazioni, mentre i problemi veri dei cittadini restano irrisolti.
A Rende osserviamo con attenzione il lavoro della nuova amministrazione. È giusto correggere ciò che non funziona e migliorare ciò che è migliorabile. Ben diverso, però, è voler cancellare sistematicamente quanto realizzato da chi ha amministrato prima. Ogni amministrazione, con i suoi meriti e i suoi limiti, merita rispetto istituzionale e politico. Una città non è una proprietà privata da ridisegnare secondo le convenienze del momento: è un patrimonio collettivo, costruito nel tempo da amministrazioni diverse e, soprattutto, dai suoi cittadini.
Per questo, almeno in questa fase, non intendiamo esprimere giudizi definitivi sull'operato dell'attuale amministrazione. In democrazia il giudizio più importante è quello dei cittadini, che con il loro voto promuovono o bocciano chi governa.
Nel frattempo noi continuiamo a costruire. A Cosenza stiamo lavorando, insieme a Francesco De Cicco e ad altri amici riformisti, per dare vita a un progetto politico serio, credibile e vicino ai bisogni reali delle persone in vista delle prossime elezioni amministrative.
Mentre impazza il "totosindaco", tra autocandidature e chi sembra sentirsi investito da un diritto divino, noi continuiamo a pensare che il sindaco non si imponga dall'alto, si costruisce sul territorio, ascoltando la città, guadagnandosi ogni giorno la fiducia dei cittadini.
Alba Riformista non è scomparsa. Sta lavorando con discrezione, determinazione e spirito di servizio. Perché il nostro obiettivo non è occupare le pagine dei giornali, ma contribuire a costruire una politica più seria, più credibile e più vicina ai bisogni delle nostre comunità. Il tempo della propaganda passa, quello del lavoro e delle idee resta.

Intervista a Domenico Ziccarelli, dirigente di Alba Riformista 17/06/2026

Intervista a Domenico Ziccarelli, dirigente di Alba Riformista POLITICA 17.06.2026 06:46 di Claudio [email protected] Intervista a Domenico Ziccarelli, dirigente di Alba Riformista «Abbiamo scelto di chiamare il nostro movimento Alba Riformista perché crediamo che il territorio abbia bisogno di una nuova alba, di una nuova stagione politica e cultura...

16/06/2026

Amici, guardiamo in faccia la realtà, senza infingimenti ideologici e senza ipocrisie.
Da qualche tempo si fa un gran parlare di un’onda nuova, di una presunta svolta che si muove dietro le parole e le tesi del Generale. C'è chi si illude, o vuole illuderci, che i suoi seguaci rappresentino l'avanguardia di una nuova epoca, i pionieri di un mondo da ricostruire. Ma non scherziamo. Solleviamo la nebbia della propaganda e guardiamo i fatti: qui non siamo di fronte all'avvenire, siamo di fronte ai rimasugli di vecchi impulsi sentimentali del passato. È la solita, vecchia reazione che si traveste da novità.
La narrazione del Generale non inventa nulla; si limita a capitalizzare la merce più antica del mondo: la paura. Si agita lo spauracchio del futuro per paralizzare l'iniziativa, si solleva la paura del diverso per raccogliere un consenso facile nelle piazze e nelle urne.
Dobbiamo però avere il coraggio della chiarezza. Questo fenomeno non nasce dal nulla. È evidente che esso esercita una forza seducente, e lo fa come reazione immediata a certe esagerazioni ridicole del cosiddetto woke. Siamo tutti stanchi di un certo moralismo astratto, di quel politicamente corretto d’importazione che pretende di processare il senso comune e il linguaggio dei cittadini. È comprensibile che l'uomo della strada, di fronte a certe derive, cerchi una sponda.
Ma la risposta a un'estremità non può essere l'estremità opposta. Non si cura il mal di testa con la ghigliottina.
La sensibilità dell'Italia civile, l'Italia dei lavoratori, delle imprese, delle riforme concrete, si muove su una traiettoria ben diversa, che non può essere deviata da un bestseller o da una fiammata elettorale. La direzione intrapresa dal nostro Paese è quella della modernizzazione e del riconoscimento dei diritti dell'individuo. Una società forte, una democrazia matura e socialista nel senso più alto del termine, non ha paura dei diritti, li garantisce. E li garantisce a tutti, senza distinzione di colore della pelle: perché il merito e la dignità del cittadino si misurano sul contributo che dà alla Repubblica, non sulla sua origine. Senza distinzione di orientamento sociale o personale: perché la libertà dell'individuo è il pilastro su cui si fonda lo Stato moderno.
Per questo dico che un "ritorno al passato" non è semplicemente un errore: è un'ipocrisia irrealizzabile. I passaggi storici e civili di una grande nazione non si cancellano con i rimpianti o con i colpi di spugna della nostalgia.
Possiamo discutere sul ritmo delle riforme, possiamo e dobbiamo governare i processi migratori e sociali con fermezza e realismo, senza cedere a buonismi di facciata. Ma non possiamo pensare di guidare il Paese guardando fisso nello specchietto retrovisore. Non si può camminare con la testa rivolta all'indietro: si finisce solo per sb****re contro il primo muro che la realtà ci mette davanti. L'Italia deve guardare avanti, con orgoglio, con coraggio e verso il progresso.

Antonio Chiappetta

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