Luca Franzon Osteopata
L'OSTEOPATIA E' LA LEGGE DEL CORPO DELLA MENTE E DELLO SPIRITO
03/10/2026
π ππ§π§ππ§π π¨π‘ πππ₯π’π§π§π’ ππ’π©π π§π ππ π πππ.
Io, osteopata: βPossiamo almeno parlarne?β π
Diciamoci la veritΓ : sarebbe meraviglioso. Ti svegli con la cervicale? Cerotto. Ti tira la schiena? Cerotto formato famiglia. Spalla dolorante? Cerottino strategico. Mal di testa? A quel punto, con un poβ di creativitΓ , possiamo direttamente avvolgerci nel pluriball e affrontare serenamente il weekend. π
Il problema Γ¨ che il corpo ha questa fastidiosa abitudine: non sempre accetta le soluzioni semplici che abbiamo preparato per lui.
Tu indichi un punto e dici: βFa male QUIβ. Io, invece, comincio a diventare curioso. Da quanto tempo? Quando compare? Cosa succede se ti muovi? E quando stai fermo? Come dormi? Che lavoro fai? Ti alleni? Hai cambiato qualcosa ultimamente? Ci sono stati traumi? Quel dolore rimane lΓ¬ o si sposta? E soprattutto: che cosa ti sta impedendo di fare?
PerchΓ© il punto che fa male Γ¨ importantissimo, ma non sempre racconta da solo tutta la storia. Una lombalgia non Γ¨ automaticamente βuna vertebra fuori postoβ, una cervicalgia non significa necessariamente avere qualcosa da βrimettere a postoβ e un muscolo teso non Γ¨ per forza il colpevole da prendere a gomitate finchΓ© non confessa.
Il dolore Γ¨ unβesperienza complessa e puΓ² essere influenzato dai tessuti, dal carico, dal movimento, dal recupero, dal sonno, dalle esperienze precedenti e da molti altri fattori.
E naturalmente, quando la storia o i sintomi fanno pensare che serva un approfondimento medico, la cosa intelligente non Γ¨ cercare un cerotto piΓΉ grande: Γ¨ fermarsi e approfondire.
Γ probabilmente questa la parte del mio lavoro che mi piace di piΓΉ. Quando arriva qualcuno dicendo βmi fa male quiβ, io non voglio ignorare quel βquiβ. Voglio partire proprio da lΓ¬ e allargare lentamente lβinquadratura.
Osservare come si muove quella persona, come distribuisce i carichi, quali movimenti tollera e quali evita, cosa racconta la sua storia clinica e provare a capire se esistono elementi sui quali possiamo lavorare. PerchΓ© davanti a me non entra una cervicale, una lombare o una spalla. Entra una persona.
Poi sΓ¬, oggi Γ¨ sabato e non voglio rovinarvi il weekend con un trattato di fisiologia. Quindi possiamo anche mantenere il metodo scientifico illustrato nell'immagine: cerotto gigante, posizione a stella sul pavimento e attendere fiduciosi. π
Ma se lunedì siete ancora lì sotto, forse possiamo provare qualcosa di leggermente più sofisticato.
Il sintomo mi dice dove iniziare a guardare. La persona mi racconta perchΓ© vale la pena continuare a cercare.
E questa, forse, Γ¨ la differenza tra occuparsi soltanto di dove fa male e provare a capire chi abbiamo davanti.
Buon sabato. E usate i cerotti per quello per cui sono stati inventati. π
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02/10/2026
πππ π£ππππ ππππ π ππ‘ππππ’ππ. π π¦π ππ ππ’π₯π£π’ π‘π’π‘ π₯ππππ’π‘ππ¦π¦π π π£ππππ?
Quando guardiamo un piede piatto vediamo un arco che tende ad abbassarsi. Quando guardiamo un piede cavo vediamo lβopposto, un arco piΓΉ accentuato, spesso associato a una diversa distribuzione dei carichi. Sembra una questione confinata laggiΓΉ, allβestremitΓ del corpo. In fondo sono piedi. Eppure prova a fare una cosa semplicissima: mettiti in piedi, lascia lo sguardo davanti a te e sposta lentamente il peso prima verso lβinterno e poi verso lβesterno dei piedi. Senza pensarci troppo, osserva cosa succede sopra. Le ginocchia cambiano orientamento, le anche partecipano, il bacino si organizza, il tronco risponde e perfino la posizione della testa deve continuare a permetterti di guardare lβorizzonte. Non perchΓ© esista una catena rigida che dal piede βspostaβ inevitabilmente tutto il resto, ma perchΓ© stare in piedi Γ¨ un problema che lβorganismo risolve continuamente come un sistema.
Ed Γ¨ questo il punto interessante: ππ π£ππππ π‘π’π‘ Γ π¦π’ππ§ππ‘π§π’ π€π¨ππππ’ πππ π©πππππ π’. Γ anche unβenorme sorgente di informazioni. Pressione, carico, superficie, movimento articolare e segnali propriocettivi contribuiscono alla costruzione dellβequilibrio. Il sistema nervoso raccoglie continuamente queste informazioni insieme a quelle provenienti dalla vista, dallβapparato vestibolare e dal resto del corpo, e decide istante dopo istante come organizzare la postura. Per questo due persone possono avere piedi apparentemente molto simili e utilizzarli in maniera completamente diversa. E soprattutto, avere un piede piatto o un piede cavo non significa automaticamente avere un problema: la forma da sola non Γ¨ una diagnosi e non permette di prevedere chi avrΓ dolore.
Ma facciamo salire il nostro viaggio. Dal piede arriviamo alla caviglia, poi al ginocchio, allβanca, al bacino e alla colonna. Qui le cose diventano ancora piΓΉ affascinanti, perchΓ© ogni distretto deve trovare un compromesso tra mobilitΓ , stabilitΓ e richiesta del momento. Se cambia il modo in cui una persona appoggia e carica il terreno, possono cambiare anche alcune strategie utilizzate piΓΉ in alto. Non necessariamente perchΓ© βil piede storto ha storto la schienaβ, una spiegazione troppo facile per un organismo cosΓ¬ complesso, ma perchΓ© il movimento umano Γ¨ fatto di continui adattamenti tra segmenti che lavorano insieme.
E arriviamo lassΓΉ, dove apparentemente i piedi non dovrebbero avere piΓΉ niente da dire: ππ π ππ‘ππππ’ππ. Qui bisogna stare attenti a non trasformare una relazione interessante in una certezza che la scienza non ci consente. Esistono studi che hanno osservato associazioni e modificazioni posturali tra sistema stomatognatico, posizione cranio-cervicale ed equilibrio, ma questo non significa che un piede piatto provochi un problema di occlusione o che correggendo la mandibola si corregga automaticamente lβappoggio plantare. Il rapporto Γ¨ molto piΓΉ complesso, variabile da persona a persona e, soprattutto, non puΓ² essere ridotto a una linea di domino in cui cade il piede e alla fine si sposta la mandibola.
Pensiamo perΓ² a cosa accade quando serriamo i denti. Entrano in gioco muscoli masticatori, articolazione temporo-mandibolare e muscolatura cervicale; testa e collo partecipano a un sistema che deve contemporaneamente orientarsi nello spazio. Oppure pensiamo alla direzione opposta: cambiamo appoggio, posizione del bacino o assetto del tronco e lβintero organismo deve continuare a mantenere equilibrio, orientamento dello sguardo e libertΓ di movimento della testa. π‘π’π‘ Γ βππ π£ππππ π¦π£π’π¦π§π ππ π ππ‘ππππ’ππβ. Γ qualcosa di molto piΓΉ interessante: il cervello deve continuamente coordinare informazioni che arrivano da luoghi lontanissimi tra loro per costruire una sola cosa, noi, in piedi nello spazio.
Γ anche per questo che, durante una valutazione osteopatica, un piede piatto non mi interessa soltanto perchΓ© Γ¨ piatto e un piede cavo non mi interessa soltanto perchΓ© ha una volta piΓΉ accentuata. Voglio sapere se Γ¨ mobile o rigido, come distribuisce il carico, cosa succede durante il passo, come rispondono caviglia, ginocchio e anca, come si organizza il bacino e come quella persona usa il resto del corpo. E se nella sua storia compaiono anche serramento, bruxismo, disturbi temporo-mandibolari o problematiche occlusali, quello diventa un altro elemento da osservare e, quando necessario, da condividere con il dentista o con gli altri professionisti competenti. Non per cercare a tutti i costi una causa lontana, ma per evitare lβerrore opposto: pensare che ogni parte del corpo viva chiusa nel proprio appartamento.
Forse Γ¨ proprio questo che rende il corpo cosΓ¬ affascinante. Un piede puΓ² essere a piΓΉ di un metro dalla bocca eppure entrambi partecipano, con ruoli completamente diversi, alla stessa persona che cammina, respira, mastica, guarda, si orienta e cerca continuamente equilibrio. Il corpo non Γ¨ una fila di tessere del domino. Γ unβorchestra: cambiare uno strumento non significa necessariamente cambiare tutta la musica, ma per capire davvero ciΓ² che stiamo ascoltando dobbiamo almeno avere la curiositΓ di sentire suonare lβinsieme.
π ππππ’π₯π ππ ππ’π ππ‘ππ π‘π’π‘ Γ π¦π’ππ§ππ‘π§π’: βπππ ππ π£ππππ π£πππ§π§π’ π’ πππ©π’?β
La domanda che mi interessa di piΓΉ Γ¨: come sta usando quel piede tutto il resto di te?
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01/10/2026
ππ ππ’π₯π£π’ Γ πβπ¨π‘πππ’ π£π’π¦π§π’ ππ ππ¨π π‘π’π‘ π£π¨π’π ππ‘πππ₯π§ππ‘π.
Puoi cambiare cittΓ , lavoro, casa, abitudini. Puoi chiudere una porta e decidere che da domani ricomincerai da capo. Puoi allontanarti dalle persone, dai luoghi e perfino da una versione di te che non riconosci piΓΉ. Ma ovunque tu vada cβΓ¨ qualcosa che viene con te: il tuo corpo. Γ lΓ¬ quando ti svegli e quando ti addormenti, quando lavori, quando ami, quando hai paura, quando ridi fino a non avere piΓΉ fiato e quando attraversi quei giorni in cui vorresti soltanto spegnere tutto per qualche ora. Γ la relazione piΓΉ lunga che avrai nella tua vita e, paradossalmente, una di quelle a cui prestiamo meno attenzione.
Forse perchΓ© per molti anni il corpo fa una cosa straordinaria senza chiedere applausi: si adatta. Gli dai poco sonno e cerca comunque di accompagnarti fino a sera. Passi giornate intere seduto e quando ti alzi lui prova a riorganizzarsi. Gli chiedi improvvisamente di correre, sollevare, lavorare, guidare per ore, stare in piedi, occuparti dei figli, allenarti quando finalmente trovi un buco nella settimana, e lui continua a cercare soluzioni. Non significa che possa sopportare qualsiasi cosa e nemmeno che ogni dolore sia semplicemente il risultato delle nostre abitudini. Significa che lβorganismo possiede una straordinaria capacitΓ di adattamento e spesso ce ne accorgiamo soltanto quando qualcosa comincia a diventare piΓΉ difficile.
Γ curioso: ci prendiamo cura della macchina prima che si accenda una spia, aggiorniamo il telefono, sistemiamo una casa quando compare una crepa, ma con il corpo spesso aspettiamo. Aspettiamo che quella cervicale diventi la prima cosa a cui pensiamo al mattino, che la schiena inizi a condizionare il modo in cui ci pieghiamo, che una spalla ci faccia scegliere quale giacca indossare o che un movimento che abbiamo fatto migliaia di volte cominci a essere preceduto da un pensiero: βSperiamo che non faccia maleβ. Ed Γ¨ proprio quel pensiero che mi colpisce, perchΓ© a un certo punto non cambia soltanto il movimento. Cambia il rapporto che abbiamo con il nostro corpo.
In studio sento spesso dire: βIl mio corpo mi sta tradendoβ. Γ una frase potentissima, perchΓ© racconta molto piΓΉ del dolore. Racconta la sensazione di non potersi piΓΉ fidare di qualcosa che fino a ieri sembrava scontato. Eppure, qualche volta, provo a capovolgere quella frase. Forse quel corpo non ti ha tradito. Forse ti ha accompagnato silenziosamente per anni attraverso lavoro, figli, sport, notti insonni, periodi difficili, vecchi infortuni, giornate interminabili e migliaia di piccoli adattamenti dei quali non ti sei mai accorto. Forse ha trovato soluzioni finchΓ© ne ha avute e adesso, attraverso un sintomo, ti sta semplicemente costringendo a prestargli unβattenzione che prima non aveva bisogno di chiederti.
Γ anche per questo che, quando una persona entra nel mio studio, non voglio vedere soltanto il punto in cui sente dolore. Voglio conoscere la persona che abita quel corpo. Voglio sapere cosa Γ¨ cambiato, cosa non riesce piΓΉ a fare, cosa teme, come si muove e soprattutto cosa vorrebbe tornare a fare. PerchΓ© dietro a una lombalgia puΓ² esserci qualcuno che vuole tornare a correre, ma puΓ² esserci anche un nonno che vuole riuscire a prendere in braccio suo nipote. Dietro a una cervicalgia puΓ² esserci una persona che vuole lavorare senza arrivare a sera con il mal di testa. Dietro a una spalla dolorosa puΓ² esserci qualcuno che non chiede prestazioni straordinarie, ma semplicemente di riuscire di nuovo a dormire sul proprio fianco. Il sintomo puΓ² avere lo stesso nome, ma la vita che sta limitando non Γ¨ mai la stessa.
Ed Γ¨ qui che per me lβosteopatia acquista il suo significato piΓΉ interessante. Non nel promettere di βrimettere a postoβ qualcuno, perchΓ© le persone non sono pezzi fuori sede, ma nel provare a capire insieme perchΓ© un movimento Γ¨ diventato difficile, quali strategie il corpo sta utilizzando e se possiamo aiutarlo a ritrovare possibilitΓ . A volte significa lavorare manualmente, altre volte significa introdurre movimento o esercizio, modificare temporaneamente un carico, collaborare con un medico o con un altro professionista. E quando qualcosa non torna, significa anche avere la prudenza di fermarsi e approfondire. PerchΓ© prendersi cura di una persona significa anche sapere quando le proprie mani non sono la risposta.
Ci sono momenti, perΓ², che dopo tanti anni continuano a emozionarmi. Succede quando una persona si alza dal lettino e prova quasi distrattamente quel movimento che fino a poco prima faceva con paura. Si piega, gira il collo, solleva un braccio, fa qualche passo. Poi si ferma e sul viso compare unβespressione particolare, come se avesse appena ritrovato qualcosa che credeva perduto. Non Γ¨ soltanto βfa meno maleβ. A volte Γ¨ molto di piΓΉ: Γ¨ il momento in cui ricomincia a fidarsi del proprio corpo.
E forse la salute possiede anche questa dimensione che dimentichiamo continuamente. Non Γ¨ soltanto non avere dolore. Γ poter vivere senza dover negoziare ogni gesto con il proprio corpo. Γ alzarsi da una sedia pensando a dove dobbiamo andare e non alla nostra schiena. Γ prendere una valigia senza fare calcoli, correre dietro a un figlio, fare una passeggiata, dormire, lavorare, fare sport, abbracciare qualcuno senza chiedersi prima se quel movimento presenterΓ il conto. Quando il corpo funziona abbastanza bene da permetterci di pensare alla vita invece che continuamente a lui, spesso non ce ne rendiamo nemmeno conto. Ed Γ¨ forse uno dei privilegi piΓΉ grandi che abbiamo.
Poi il tempo passa, inevitabilmente. Quel corpo cambierΓ , come Γ¨ giusto che sia. AvrΓ qualche cicatrice in piΓΉ, forse correrΓ meno velocemente, avrΓ bisogno di recuperare piΓΉ a lungo e un giorno alcune cose che oggi sembrano insignificanti diventeranno conquiste preziose. Ma sarΓ ancora lui. Lo stesso corpo con cui hai dato il primo bacio, corso sotto la pioggia, stretto una mano, lavorato, viaggiato, tenuto in braccio tuo figlio, attraversato una perdita, ricominciato dopo qualcosa che pensavi non avresti superato. Tutto quello che chiami βla mia vitaβ Γ¨ successo lΓ¬ dentro.
Per questo prendersi cura del proprio corpo non significa inseguire un corpo perfetto. Non significa essere sempre forti, magri, giovani, flessibili o performanti. Significa avere rispetto per il luogo nel quale la nostra intera esistenza sta accadendo. Ascoltarlo senza averne paura, muoverlo, nutrirlo, lasciarlo riposare, chiedere aiuto quando serve e smettere di considerarlo un avversario ogni volta che qualcosa non funziona come vorremmo.
Perché puoi lasciare una casa, cambiare lavoro, partire per un altro Paese e perfino salutare per sempre la persona che eri. Ma dal tuo corpo non puoi andartene. E allora forse una delle cose più importanti che possiamo imparare durante questa vita è smettere di combattere il luogo in cui viviamo e cominciare, finalmente, a sentirci a casa lì dentro.
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30/09/2026
ππ π¦π’π‘π’ π π¨π¦ππ’ππ πππ π‘π’π‘ π¦π’π‘π’ π₯πππππ. π¦π’π‘π’ π£π₯ππ’πππ¨π£ππ§π.
Ovviamente un muscolo non pensa, non ha paura e non passa la notte a rimuginare. Ma a volte, quando lo tocchi, quando lo muovi, quando osservi come quella persona respira, cammina o si prepara a fare un gesto, hai quasi lβimpressione che quel muscolo stia dicendo una cosa molto precisa: βNon sono sicuro che qui sia tutto tranquillo.β
Ed Γ¨ una frase che, clinicamente, mi interessa molto piΓΉ di βquesto muscolo Γ¨ contrattoβ, perchΓ© βcontrattoβ descrive quello che senti sotto le dita, ma non racconta ancora perchΓ© quel corpo abbia scelto di essere cosΓ¬. Ci sono persone che arrivano in studio con il trapezio duro da mesi, altre con i paravertebrali lombari sempre in tensione, altre ancora con mandibola serrata, glutei che sembrano non mollare mai, addome rigido, collo che lavora anche quando dovrebbe riposare. La prima tentazione Γ¨ semplice: allungare, massaggiare, sciogliere, premere, far rilassare. E a volte funziona, per un poβ. Poi quella tensione torna.
Ed Γ¨ qui che la domanda cambia.
π π¦π π€π¨ππ π π¨π¦ππ’ππ’ π‘π’π‘ π¦π§ππ¦π¦π πππππ‘ππ’ π§π₯π’π£π£π’ π£ππ₯πππΜ Γ βπ¦πππππππ§π’β, π π π£ππ₯πππΜ ππ ππ’π₯π£π’ πππ π¦π§π πππππππ‘ππ’ ππ π£π₯π’π§πππππ₯π π€π¨ππππ’π¦π?
Non parlo di emozioni intrappolate nei tessuti e nemmeno di traumi nascosti in un muscolo. Parlo di una cosa molto piΓΉ concreta: il sistema nervoso modifica continuamente il tono muscolare in base a ciΓ² che percepisce. Dolore, fatica, insicurezza nel movimento, una vecchia esperienza dolorosa, un gesto che il corpo considera impegnativo, ore nella stessa posizione, poco sonno, carichi mal distribuiti, uno stato di allerta che dura piΓΉ del necessario. E il muscolo risponde. Aumenta il tono, limita un movimento, stabilizza di piΓΉ, ti fa sentire βduroβ. Non perchΓ© abbia qualcosa contro di te, ma perchΓ©, in quel momento, quella puΓ² essere la strategia che il corpo considera piΓΉ sicura.
Tu lo odi, lui prova a proteggerti. Tu lo tiri, lui resiste. Tu lo massacri con una pallina e magari, dopo unβora, torna esattamente come prima. PerchΓ© non sempre il problema Γ¨ la tensione. A volte il problema Γ¨ ππ π π’π§ππ©π’ π£ππ₯ ππ¨π π€π¨ππππ π§ππ‘π¦ππ’π‘π Γ πππ©ππ‘π§ππ§π π¨π§πππ.
Pensa a quando guidi su una strada ghiacciata. Non tieni il volante come quando percorri una strada vuota in agosto. Le mani stringono di piΓΉ, le spalle salgono, lo sguardo diventa piΓΉ attento, il corpo si organizza per aumentare il controllo. Ora immagina di arrivare su una strada perfettamente asciutta, ma di continuare a guidare come se ci fosse ancora ghiaccio. A volte il corpo fa qualcosa di simile. La situazione Γ¨ cambiata, ma la strategia Γ¨ rimasta.
Ed Γ¨ lΓ¬ che un muscolo puΓ² sembrare βpreoccupatoβ. Non perchΓ© abbia paura, ma perchΓ© continua a lavorare come se dovesse ancora difenderti da qualcosa.
Durante una valutazione osteopatica, quindi, non mi interessa soltanto trovare dove sei rigido. Mi interessa capire π€π¨ππ‘ππ’ lo diventi. Quando cammini? Quando ti pieghi? Quando ruoti il collo? Quando alzi un braccio? Quando respiri profondamente? Quando ti aspetti che un movimento faccia male? Poi voglio vedere cosa succede se cambiamo qualcosa: la posizione, il carico, la respirazione, la partecipazione del torace, il movimento del bacino, il modo in cui utilizzi le anche.
A volte basta una piccola modifica perchΓ© quella tensione diminuisca subito. Ed Γ¨ un momento affascinante, perchΓ© il corpo sembra dire: βVa bene. CosΓ¬ mi sento un poβ piΓΉ sicuro.β
Questa, per me, Γ¨ una delle parti piΓΉ interessanti del lavoro manuale. Non combattere contro il muscolo, non convincerlo con la forza, ma provare a dare al sistema una ragione per non aver piΓΉ bisogno di tutta quella protezione.
ππ ππ’π₯π£π’ π‘π’π‘ Γ π¨π‘ π‘ππ πππ’ ππ π¦πππ’πππππ₯π. Γ un organismo che cerca continuamente di tenerti in piedi, di permetterti di muoverti, di evitare ciΓ² che percepisce come pericoloso e di adattarsi alle richieste che gli fai. A volte lo fa benissimo, a volte esagera, a volte continua a proteggerti quando quella protezione non serve piΓΉ.
Ed Γ¨ allora che, forse, invece di chiederti βcome faccio a rilassare questo muscolo?β, puΓ² diventare molto piΓΉ interessante chiederti: ππ’π¦π π¦π§π πππ₯πππ‘ππ’ ππ πππ₯π π£ππ₯ π π?
PerchΓ© cambia tutto. Cambia il modo in cui guardi il dolore, cambia il modo in cui guardi la rigiditΓ e cambia, soprattutto, il modo in cui guardi il tuo corpo. Non piΓΉ come qualcosa che ti sta tradendo, ma come qualcosa che, magari con una strategia imperfetta, sta ancora cercando di aiutarti.
La prossima volta che senti un punto duro, una spalla che non molla, una lombare sempre in tensione, prima di dichiarargli guerra prova a pensare una cosa diversa: e se non fosse rigido? E se stesse soltanto cercando di sentirsi al sicuro?
A volte il corpo non ha bisogno di essere forzato a mollare.
ππ πππ¦π’ππ‘π’ ππ πππ£ππ₯π πππ π£π¨π’Μ πππ‘πππ ππ‘π§π πππ₯ππ’.
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29/09/2026
πβπ’π¦π§ππ’π£ππ§ππ π‘π’π‘ ππ π¨π‘βππ§πΜ. ππ π¨π‘ π§ππ π£π’.
CβΓ¨ un momento, prima ancora di ve**re al mondo, in cui tutto comincia giΓ a cambiare. Non nel bambino che ancora deve nascere, ma nel corpo che lo sta accogliendo. Durante la gravidanza il centro di massa si modifica, il bacino deve adattarsi a carichi differenti, il torace e il diaframma partecipano a una respirazione che progressivamente deve confrontarsi con spazi diversi, i tessuti cambiano e anche un gesto apparentemente banale come alzarsi dal letto, camminare o infilarsi una scarpa puΓ² assumere un significato nuovo.
Γ lβinizio di una lunga storia di adattamenti.
Poi arriva un neonato. Piccolissimo, apparentemente fragile, eppure giΓ impegnato in unβimpresa straordinaria: adattarsi a un mondo completamente diverso da quello in cui ha trascorso i mesi precedenti. Respirare, nutrirsi, orientare lo sguardo, muovere la testa, iniziare lentamente a confrontarsi con la gravitΓ , costruire giorno dopo giorno nuove possibilitΓ motorie.
Quel neonato diventerΓ un bambino che rotola, gattona, si mette in piedi, cade, si rialza, corre, salta, inciampa ancora e ricomincia. Poi arriverΓ lβadolescenza, quando sembra che qualcuno abbia premuto il tasto dellβacceleratore: cambiano altezza, peso, proporzioni, forza, coordinazione, sport, abitudini, sonno, ore trascorse sui libri e davanti agli schermi.
E la storia continua.
Arriva lβetΓ adulta, con il lavoro, le responsabilitΓ , i figli, lo sport quando si riesce, le giornate trascorse davanti a un computer oppure ore di lavoro fisico, le notti in cui dormiamo bene e quelle in cui dormire sembra quasi un lusso.
Poi, quasi senza accorgercene, qualcosa cambia ancora. I capelli iniziano a raccontare il tempo, recuperare dopo uno sforzo puΓ² richiedere un poβ di piΓΉ, forza ed equilibrio diventano risorse da coltivare, non piΓΉ semplicemente qualcosa che diamo per scontato.
Arriva la terza etΓ .
E, se siamo fortunati, arriva anche la quarta.
E il corpo continua a fare quello che ha fatto fin dallβinizio:
ππππ§π§ππ₯π¦π.
Γ questa una delle cose che continua ad affascinarmi del mio lavoro dopo tanti anni.
π‘π’π‘ π£π’π¦π¦π’ ππ¨ππ₯πππ₯π ππππ’ π¦π§ππ¦π¦π’ π π’ππ’ π¨π‘ π‘ππ’π‘ππ§π’, π¨π‘ πππ’πππ¦πππ‘π§π, π¨π‘π ππ’π‘π‘π ππ‘ ππ₯ππ©ππππ‘ππ, π¨π‘ ππ§πππ§π ππ π§π₯ππ‘π§βππ‘π‘π π π¨π‘π π£ππ₯π¦π’π‘π ππ π’π§π§ππ‘π§ππππ‘π€π¨π.
Non avrebbe senso.
PerchΓ© non cambiano soltanto i tessuti.
Cambiano le richieste.
Cambiano le possibilitΓ .
Cambiano gli obiettivi.
E soprattutto cambia la vita che quel corpo deve permettere di vivere.
ππ₯ππ©ππππ‘ππ
In gravidanza non guardo semplicemente una schiena che puΓ² cominciare a fare male. Guardo un organismo che sta riorganizzando continuamente il proprio equilibrio.
Cambiano i carichi sul bacino, il modo di stare in piedi e di camminare, la relazione tra torace e addome, la gestione delle pressioni, il lavoro della parete addominale e del pavimento pelvico. Possono comparire dolori lombari o pelvici e altri disturbi muscoloscheletrici che vanno sempre interpretati allβinterno del quadro della gravidanza.
Quando appropriato, il trattamento osteopatico puΓ² inserirsi come supporto, con tecniche e obiettivi adattati alla persona e al momento della gestazione, senza mai sostituire il percorso ostetrico e medico.
Non si tratta di βrimettere a postoβ un corpo.
Quel corpo sta facendo esattamente ciΓ² che deve fare:
π¦π§π πππ₯πππ‘ππ’ π¦π£ππππ’ π£ππ₯ π¨π‘π π‘π¨π’π©π π©ππ§π.
π‘ππ’π‘ππ§π’
Con un neonato cambia tutto, compreso il modo in cui utilizzo le mani.
Qui la prima parola Γ¨ prudenza.
Prima del trattamento viene la storia: gravidanza, parto, eventuali difficoltΓ , alimentazione, sviluppo, valutazioni pediatriche. Poi osservo il bambino, il movimento spontaneo, le preferenze di posizione e ciΓ² che Γ¨ pertinente alla richiesta dei genitori.
Ma soprattutto bisogna sapere quando fermarsi.
Il neonato non Γ¨ un piccolo adulto da βaggiustareβ e lβosteopatia non deve diventare la spiegazione universale di pianto, sonno, digestione o difficoltΓ di alimentazione.
Quando esiste un problema medico, viene prima la medicina.
Quando puΓ² essere utile un lavoro manuale, questo deve essere delicato, proporzionato e, quando necessario, integrato con pediatra e altri professionisti.
ππ‘πππ‘πππ
Poi quel bambino comincia a conquistare il mondo.
Prima pochi centimetri.
Poi una stanza.
Poi un giardino intero.
Corre, salta, cade, si rialza, cambia sport, cresce. Γ attraverso il movimento che sviluppa forza, coordinazione, equilibrio e fiducia nelle proprie capacitΓ .
Quando valuto un bambino non cerco il bambino perfettamente diritto.
Cerco un bambino capace di muoversi.
PerchΓ© una piccola asimmetria non Γ¨ automaticamente un problema e la postura non Γ¨ una fotografia da rendere geometricamente perfetta.
Mi interessa sapere se corre, se gioca, se utilizza il corpo con libertΓ , se ci sono dolori persistenti, limitazioni o qualcosa che meriti un approfondimento.
πππ’πππ¦πππ‘ππ
Poi arriva una fase meravigliosamente complicata.
In pochi anni il corpo puΓ² cambiare moltissimo.
Le leve diventano piΓΉ lunghe, cambia la massa muscolare, cambia la coordinazione, aumenta il carico sportivo e contemporaneamente aumentano le ore seduti a scuola, sui libri, al computer o sul telefono.
A volte sembra quasi che il ragazzo debba imparare nuovamente ad abitare il proprio corpo.
Ed Γ¨ per questo che non mi interessa dire continuamente:
βStai dritto.β
Mi interessa molto di piΓΉ capire quanto quel corpo sappia cambiare posizione, muoversi, recuperare, tollerare lo sport e adattarsi alla crescita.
La postura migliore non Γ¨ quella immobile.
πΜ π€π¨ππππ πππ π¦π πππ ππππ₯π.
ππ§πΜ πππ¨ππ§π
Poi comincia quella fase in cui pretendiamo moltissimo dal corpo mentre spesso gli dedichiamo pochissimo tempo.
Otto ore davanti a un computer hanno un peso.
Otto ore in piedi ne hanno un altro.
Un lavoro manuale ripetitivo ha le proprie richieste. Lo sport del fine settimana dopo cinque giorni di sedentarietΓ ne ha altre.
Poi ci sono vecchi infortuni, periodi in cui smettiamo di allenarci, settimane in cui dormiamo poco, momenti nei quali la vita semplicemente ci travolge.
E il corpo si organizza.
Sempre.
A volte benissimo.
Altre volte utilizzando per troppo tempo le stesse strategie.
Γ spesso qui che arrivano in studio cervicalgie, lombalgie, problemi di spalla, rigiditΓ , difficoltΓ a tornare allo sport o semplicemente quella sensazione molto comune di non muoversi piΓΉ come una volta.
Durante la valutazione non mi interessa soltanto il luogo del sintomo.
Mi interessa sapere cosa quella persona vuole tornare a fare.
PerchΓ© trattare una lombalgia in una persona che vuole tornare a correre una maratona non significa affrontare lo stesso problema di chi vuole riuscire a prendere in braccio il proprio nipote senza paura.
La diagnosi puΓ² avere lo stesso nome.
ππ π£ππ₯π¦π’π‘π π‘π’.
π§ππ₯ππ ππ§πΜ
Poi arrivano anni in cui alcune cose che prima sembravano automatiche diventano preziose.
La forza.
Lβequilibrio.
La velocitΓ con cui riusciamo a reagire a un movimento imprevisto.
La capacitΓ di alzarci da una sedia.
Camminare abbastanza a lungo.
Salire una scala.
Continuare a guidare.
Portare una borsa.
Fare una passeggiata.
In questa fase non cerco di riportare una persona indietro nel tempo.
Non mi interessa farle avere il corpo dei trentβanni.
Mi interessa qualcosa di molto piΓΉ concreto:
ππ’π‘π¦ππ₯π©ππ₯π π£ππ¨Μ π©ππ§π π£π’π¦π¦πππππ πππ‘π§π₯π’ πππ ππ‘π‘π πππ π£ππ¦π¦ππ‘π’.
Lβosteopatia, quando appropriata e inserita nel corretto percorso sanitario, puΓ² essere uno degli strumenti. Ma movimento, forza, attivitΓ fisica, nutrizione, sonno, prevenzione e cura delle patologie diventano elementi inseparabili.
PerchΓ© lβautonomia non si difende soltanto sul lettino.
Si costruisce nella vita quotidiana.
π€π¨ππ₯π§π ππ§πΜ
E poi puΓ² arrivare un tempo ancora diverso.
Qui le prioritΓ possono cambiare radicalmente.
Non dobbiamo per forza parlare di performance, postura o grandi obiettivi.
A volte lβobiettivo Γ¨ riuscire a riposare meglio.
Girarsi nel letto con meno difficoltΓ .
Camminare da una stanza allβaltra.
Avere meno rigiditΓ .
Sentirsi piΓΉ comodi seduti.
Continuare a vestirsi autonomamente.
Uscire di casa.
Riuscire ancora ad abbracciare qualcuno senza che ogni gesto diventi faticoso.
In una persona molto anziana il trattamento deve rispettare fragilitΓ , condizioni mediche, farmaci, qualitΓ dei tessuti, osteoporosi e tutte le eventuali controindicazioni.
Le mani devono diventare ancora piΓΉ attente.
Non perchΓ© quella persona sia soltanto fragile.
Ma perchΓ© porta sulle proprie spalle una quantitΓ di vita che merita rispetto.
E a volte un piccolo miglioramento vale moltissimo.
Cinque minuti di cammino in piΓΉ possono significare riuscire ancora ad andare al bar.
Alzarsi meglio dalla sedia puΓ² significare mantenere un pezzo di autonomia.
Meno fastidio durante la notte puΓ² significare finalmente dormire.
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A volte abita nelle piccole cose che riusciamo ancora a fare da soli.
Ed Γ¨ probabilmente qui che torna il senso di tutta questa linea del tempo.
Lβosteopatia, almeno quella in cui credo e che cerco di praticare ogni giorno, non dovrebbe essere un catalogo di tecniche da applicare indifferentemente a chiunque entri dalla porta.
Prima ci deve essere una persona.
La sua etΓ .
La sua storia.
Il suo stato di salute.
Le sue necessitΓ .
Le sue possibilitΓ .
I suoi limiti.
E soprattutto ciΓ² che per lei, in quel momento, significa stare meglio.
Per questo una delle domande piΓΉ importanti che continuo a farmi davanti a un paziente non Γ¨:
βQuale tecnica posso usare?β
Γ:
ππ’π¦π π¦ππ₯π©π π π€π¨ππ¦π§π π£ππ₯π¦π’π‘π, π’πππ?
E forse Γ¨ proprio questa la linea del tempo che vedo ogni settimana sul mio lettino.
Una donna che accarezza una pancia che cresce.
Due genitori con un neonato tra le braccia.
Un bambino che vorrebbe soltanto tornare a correre.
Un adolescente che sta ancora imparando a conoscere il corpo che cambia.
Una donna che vuole allenarsi senza dolore.
Un uomo che vuole riuscire di nuovo a lavorare senza pensare continuamente alla propria schiena.
Una persona di settantacinque anni che vuole continuare a viaggiare.
Un nonno che mi dice:
βVorrei riuscire ancora ad alzarmi da terra dopo aver giocato con mio nipote.β
E una persona molto anziana per la quale, magari, stare meglio significa semplicemente riuscire a dormire una notte piΓΉ tranquilla.
Obiettivi enormemente diversi.
Corpi diversi.
EtΓ diverse.
Storie irripetibili.
Eppure attraversate tutte dallo stesso filo.
ππ π©ππ§π πππ πππ.
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E finchΓ© puΓ², continua a cercare un modo per adattarsi, recuperare, muoversi e conservare ciΓ² che per quella persona conta davvero.
Io non posso fermare il tempo.
E non voglio nemmeno farlo.
Il mio lavoro Γ¨ molto piΓΉ interessante:
πππ¨π§ππ₯π ππ π£ππ₯π¦π’π‘π ππ ππππ§ππ₯π ππ π£π₯π’π£π₯ππ’ ππ’π₯π£π’ π‘ππ π π’ππ’ π πππππ’π₯π π£π’π¦π¦πππππ, ππ‘ π’ππ‘π π π’π ππ‘π§π’ πππππ π©ππ§π.
Dallβattesa di una nascita fino agli anni in cui ogni passo acquista un valore diverso.
La stessa persona non esiste due volte.
Nemmeno a distanza di dieci anni.
Ed Γ¨ per questo che, per me, nemmeno il trattamento puΓ² essere uguale.
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