Laspunta
RI-BELLARSI: /ribel 'larsi/ (v. rifl.) infiniti spunti (su cinema, musica, libri, serie, mostre, teatro ed escursioni)
per RITORNARE AL BELLO.
Come canta Jovanotti sono una “selezionatrice delle cose serie“…
amo andare a caccia di cose “seriamente” belle, che si tratti di film, giochi, libri, musica, eventi, gite fuori porta, trekking o altro…
se c’è dietro un valore artistico, un messaggio costruttivo o semplicemente tanta “bellezza” ne sono subito attratta…
il problema è che poi sono anche un’ accumulatrice compulsiva di informazioni, e di cose belle, per i miei gusti, ne trovo fin troppe!
11/08/2026
Carmen Consoli: 💙👇
“Le canzoni di Vasco le puoi vestire come vuoi, perché tanto nascono perfette: voce e chitarra, con una superband in uno stadio o con l’orchestra a teatro; Vasco scrive canzoni pure, essenziali, che siano scolpite nella pietra o cantate al vento. Non puoi stuggire, ti arrivano dritte sempre e comunque. Non sono canzoni generazionali, sono canzoni eterne perché vanno all’essenza delle cose. Per questo il suo pubblico non è solo numerosissimo, enorme, ma anche intergenerazionale.
Vasco è rock nel senso più autentico e profondo del termine: a lui qualsiasi canone sta stretto, lui va dritto al cuore delle cose e non si preoccupa troppo del resto. Verrebbe da pensare che non se ne preoccupi affatto. E per questo è credibile in ogni momento, può permettersi di cantare qualsiasi cosa, può anche esortare a una standing ovation, e resta sempre oltre l’ovvietà del dire. Non ha paura di essere drammatico, di apparire arrogante, di piangere o di sbeffeggiare, di non riuscire a trovare un senso alla vita e alla morte, di affrontare il dolore.
Ecco “affrontare”: è questo il verbo che forse - per me- più lo identifica: lui si mette davanti, di fronte alla vita, la guarda dritto negli occhi, la sfida e poi te la propone così, nuda, senza infingimenti. Ma Vasco è anche un uomo profondamente generoso ed empatico, di una dolcezza velata, e non ti lascia lì da solo davanti a verità scomode: il suo sguardo sulle cose è già una risposta, se ha le chiavi per aprire una porta, non le tiene in tasca per sé, ma te le offre, ti sta accanto. Ti sta accanto con una canzone: un dono che hanno pochi - e tu non ti senti solo.
In fondo, per chiunque siano gli spari lì sopra, almeno sai che qui sotto, accanto a te, c’è Vasco.
Carmen Consoli
11/08/2026
Madrid sta combattendo il caldo senza costruire nuove torri, ma piantando qualcosa che cresce lentamente e lavora ogni giorno: alberi.
Nella capitale sp****la il verde urbano non è considerato soltanto un elemento decorativo.
È diventato una vera infrastruttura della città.
Oggi lungo le strade di Madrid si contano più di 300.000 alberi. Considerando anche quelli presenti nei parchi e nelle aree verdi gestite dal Comune, il patrimonio complessivo supera il milione e mezzo di esemplari.
Numeri che raccontano una strategia costruita nel tempo.
Durante le giornate più calde, le chiome degli alberi creano zone d'ombra e contribuiscono a ridurre la temperatura percepita nelle strade. Allo stesso tempo aiutano a migliorare la qualità dell'aria e a contrastare l'effetto isola di calore, quel fenomeno che rende le grandi aree urbane più calde rispetto ai territori circostanti.
Ma il progetto va oltre il semplice sollievo estivo.
Ampliare il patrimonio arboreo significa anche rendere Madrid più resistente agli effetti dei cambiamenti climatici e creare nuovi spazi favorevoli alla biodiversità.
Il percorso intrapreso dalla città ha ottenuto anche un riconoscimento internazionale: per sette anni consecutivi Madrid è stata insignita del titolo di Tree City of the World, riservato alle città che si distinguono nella gestione e nella tutela degli alberi urbani.
In un'Europa alle prese con estati sempre più lunghe e temperature elevate, il caso di Madrid mostra un cambiamento importante nel modo di pensare le città.
Un albero non è soltanto qualcosa da osservare.
Può diventare ombra, protezione, habitat e uno strumento concreto per rendere più vivibili quartieri attraversati ogni giorno da migliaia di persone.
Per decenni abbiamo immaginato il progresso urbano soprattutto attraverso cemento, vetro e acciaio.
Madrid ricorda che alcune delle infrastrutture più utili hanno bisogno di acqua, terra e tempo.
E soprattutto hanno radici.
11/08/2026
❤️
Ci sono molti modi per ricordare Michela Murgia, a tre anni dalla sua scomparsa. Noi abbiamo il privilegio di custodire la sua voce: quella del suo podcast, delle decine di episodi in cui ci ha insegnato a guardare il mondo da prospettive nuove.
Ma c'è un episodio che oggi vale la pena riascoltare più di tutti gli altri: è quello che Chiara Tagliaferri ha costruito, insieme a tante voci amiche, poche settimane dopo la morte di Michela, nell'estate del 2023.
Oggi, più che mai, affidiamo a loro il ricordo.
11/08/2026
NO, NON É TUTTO OK.
Il manifesto pubblicitario di I-phone é la negazione di tutto ciò che la scienza sta cercando di dire al mondo e in particolare ai genitori dei bambini in età prescolare che oggi rappresentano la popolazione che ha maggiore bisogno di essere sensibilizzata nei confronti dei danni prodotti dai devices digitali in età precoce.
A me che da anni cerco di fare prevenzione su questo tema importantissimo - che è diventato una vera e propria emergenza di sanità pubblica - questo billboard appare come una provocazione gigantesca.
In realtà, questa immagine mostra in modo perfetto al mondo il lavoro sottile, costante e davvero patogeno con cui le Big Tech hanno cercato di convincere noi genitori, negli ultimi 15 anni, che i nostri figli non possono immaginare di diventare grandi senza avere in mano un device digitale.
La narrazione degli ultimi 15 anni - molto sostenuta anche da tanti specialisti di età evolutiva - è che il problema non è lo smartphone, ma come lo si usa. Ora gli esperti di marketing di i-Phone cercno di convincere i genitori che il problema non è più nemmeno legato a come lo si usa, perché è arrivato lo smartphone sicuro che non farà mai danni nella vita di un minore, ovvero lo smartphone del loro brand.
Il messaggio implicito che viene comunicato è che un bambino piccolissimo con in mano uno smartphone é cosa buona e giusta.
INVECE NO! É importante ribadirlo. É Importante sottolineare che la Società Italiana di Pediatria ha dato linee guida molto precise in questo senso, invitando tutti i genitori italiani a non consegnare uno smartphone ad uso personale a nessun figlio prima dei 13 anni.
Per questo, il messaggio di questo cartellone pubblicitario non solo racconta una grande bugia, ma contrasta anche con le linee guida di prevenzione proposte dei pediatri
E proprio per questo non dovrebbe essere visibile all'interno della nostra nazione.
Se volete avere evidenze scientifiche e davvero comprendere perché questa pubblicità é ingannevole e pericolosa leggete "Esci da quella stanza" (Mondadori) un libro che fornisce agli adulti conoscenze di ciò che la scienza ha scoperto rispetto al rischio per la salute fisica e mentale in età evolutiva connesso all'uso precoce degli strumenti digitali. Commentate e, se volete e potete, condividete questo messaggio con più genitori ed educatori possibili.
Arrivato oggi su NOW 🤟🏼
10/08/2026
Alle 21.20 “Close” di Lukas Dhont con Eden Dambrine, Gustav De Waele, Émilie Dequenne | Due tredicenni, Leo e Rémi, vivono la preadolescenza condividendo giochi, confidenze e momenti di complicità, ma l'ingresso nella scuola superiore porta i nuovi compagni a insinuare che tra loro non ci sia soltanto amicizia ma un legame sentimentale
08/08/2026
🤟🏼🤩👇🏼
https://youtu.be/06yYF8xZqhM?is=vfh50fXbKCUMeQZH
Chi ha detto che dopo i 50 anni non si possa ancora cambiare vita? Le NaNaz, una punk band composta da sei donne gallesi over 50, hanno deciso di dimostrare il contrario salendo sul palco con chitarre elettriche, rabbia e tanta ironia.
Nelle loro canzoni trasformano temi spesso ignorati o minimizzati, come menopausa, sessismo, pensioni e difficoltà quotidiane, in veri e propri inni punk. Il loro messaggio è semplice ma potente: l’età non è una scadenza e non esiste un momento “giusto” per ricominciare.
Nate dai laboratori “Nana Punk”, pensati per donne senza esperienza musicale, le NaNaz hanno dimostrato che non serve essere giovani o perfette per creare qualcosa di nuovo. E forse il loro successo più grande è proprio questo: ricordare a tutti che reinventarsi è possibile, anche quando la società ci suggerisce il contrario.
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