Davide Faraone
Presidente Fondazione Italiana Autismo. Vicepresidente nazionale Italia Viva, Parlamentare.
La legge Fornero è viva e lotta insieme a noi.
Soprattutto insieme a Salvini.
Da anni promette di cancellarla. Tre giorni fa, a Pontida, ha annunciato ancora una volta il «superamento definitivo» della Fornero e la pensione a 64 anni.
Oggi la Ragioneria generale dello Stato ci informa che nel 2029 si andrà in pensione a 67 anni e 6 mesi.
È un talento.
Promette di mandarti in pensione prima e riesce a mandartici dopo.
Del resto è lo stesso Salvini che aveva promesso l’abolizione del canone Rai e l’apertura dei cantieri del Ponte sullo Stretto.
Il canone è ancora lì.
I cantieri pure. Nel senso che li stiamo ancora aspettando.
E la Fornero, che doveva essere abolita, cancellata, rottamata, gode di ottima salute.
Ormai le promesse di Salvini funzionano come le pensioni: ogni anno slittano un po’ più avanti.
La «fuga dei bianchi».
È questa l’espressione scelta dal ministro Valditara per spiegare il problema degli studenti stranieri nelle scuole.
Bianchi. Avevamo quasi perso l’abitudine a sentir usare questa parola come categoria politica.
Prima la «sostituzione etnica», espressione che sembrava fortunatamente consegnata al passato, oggi si rispolverano i bianchi che fuggono. E lentamente cambia il vocabolario: ci sono quelli che fuggono e quelli da cui si fugge.
Il paradosso è che lo stesso provvedimento smentisce il linguaggio utilizzato per venderlo. Un bambino polacco, bianco, appena arrivato che non parla italiano può rientrare nel limite; un ragazzo nero nato in Italia che parla perfettamente italiano, no.
Dunque i bianchi non c’entrano niente. C’entra la conoscenza dell’italiano.
Ed è proprio per questo che preoccupa sentirli nominare.
Anche perché, al netto della propaganda, la norma cambierà poco. Un limite esiste già dal 2010. Adesso diventerà legge, ma continueranno a esserci deroghe quando non sarà possibile spostare gli studenti.
Se in un quartiere vivono molte famiglie straniere, quelle scuole avranno molti studenti stranieri. Se le scuole vicine sono piene, puoi scrivere il limite in una circolare, in una legge o inciderlo sulla pietra: il bambino rimane lì.
Preoccupa molto più il messaggio del provvedimento.
Ed è lo stesso motivo per cui nello stesso pacchetto finisce il divieto del burqa a scuola. Un fenomeno talmente marginale che non esiste nemmeno una statistica ufficiale su quante studentesse lo indossino. Eppure diventa improvvisamente un’emergenza nazionale.
Stranieri nelle classi. Burqa. «Fuga dei bianchi».
Messi uno accanto all’altro, i pezzi compongono una fotografia molto precisa. E allora ti**re in ballo Mattarella, come ha fatto Giorgia Meloni, è una vergognosa mistificazione. Nessuno nega che le concentrazioni che ostacolano l’integrazione vadano affrontate. Ma Mattarella affrontava un problema scolastico. Qui, a quel problema, viene sovrapposto deliberatamente un altro racconto. L’allora ministro dell’Istruzione Mattarella non parlava di «fuga dei bianchi» e non trasformava una questione linguistica in una questione di colore della pelle.
La legge cambierà poco nelle classi.
Il messaggio, invece, è costruito per lasciare il segno sulla pelle del Paese.
Il governo Meloni è diventato il più longevo della storia della Repubblica.
Dopo quasi quattro anni, però, arriva quel momento spiacevole in cui i conti hanno finalmente un proprietario e diventa complicato scaricare su chi c’era prima.
L’Istat ha certificato che il deficit 2025 è rimasto al 3,1 per cento. L’Italia non riesce quindi a uscire in anticipo dalla procedura europea per deficit eccessivo. È la seconda volta che il governo punta sull’uscita anticipata e la seconda volta che sbatte la faccia contro un muro.
Giorgetti esprime «rammarico». Salvini, che è il segretario del partito di Giorgetti, se ne frega, spiega invece che dello «zero virgola» gli interessa zero e chiede uno scostamento di bilancio da miliardi.
È una divisione dei compiti molto efficiente: il ministro dell’Economia cerca di non fare altro debito e il suo segretario gli chiede di farlo.
Nel frattempo c’è un altro numero che merita attenzione. La pressione fiscale è salita al 42,9 per cento, sette decimi in più in un anno. Quindi gli italiani pagano più tasse, ma lo Stato continua a non avere abbastanza soldi.
È forse questo il risultato più sorprendente del governo più longevo della Repubblica: ha avuto più tempo di tutti e riesce contemporaneamente a chiedere più soldi ai contribuenti e ad avere meno soldi da spendere.
Vannacci dice che «non è mettendo uno studente disabile insieme agli altri che lo aiutiamo».
Il problema è già tutto in quel verbo: aiutare.
Perché immaginare che ci sia qualcuno che aiuta e qualcuno che viene aiutato significa pensare che esistano quelli che hanno qualcosa da dare e quelli che hanno soltanto bisogno di ricevere.
Non è così.
Non si tratta di assistenza, ma di scambio.
All’inizio magari sei semplicemente curioso, anche un po’ spaventato. Lo guardi. Lui guarda te. Provi ad avvicinarti. Cerchi di capire cosa gli piace, cosa lo infastidisce, cosa lo fa ridere, cosa lo spaventa.
Impari a conoscerlo e, soprattutto, impari a farti riconoscere.
Poi succede qualcosa.
Cominci a capire un sentimento da uno sguardo, da un movimento, da una parola ripetuta, persino da un silenzio. Impari ad aspettare. A cambiare linguaggio. A spostarti, quando serve, per raggiungere l’altro.
E mentre pensavi di stare imparando a conoscere qualcuno molto diverso da te, scopri che stai imparando a conoscere meglio le persone. Tutte, a partire da te stesso.
È una specie di palestra sentimentale che non sapevi nemmeno di frequentare.
E se impari a costruire una relazione con qualcuno molto diverso da te, pensa quanto diventa più facile costruirla con chi ti somiglia.
È questo il regalo della scuola.
La diversità non la studi, ti ci abitui. Non te la spiegano. Non fai un corso sulla diversità. Ci vivi dentro.
E quando vivi ogni giorno accanto a qualcuno che all’inizio ti sembrava diverso, a un certo punto smetti persino di considerarlo tale.
Io vedo ragazzi cresciuti in classi dove ci sono persone con disabilità, ragazzi di origini diverse, colori della pelle diversi, famiglie diverse, modi diversi di parlare, imparare, muoversi.
E spesso sono gli adulti a ricordare loro che dovrebbero accorgersene.
Sono cresciuti molto più separati.
Ci sono genitori che hanno frequentato classi nelle quali non c’era un compagno con disabilità e magari neppure un compagno di colore.
E qualche volta sono proprio gli adulti a infilare nella testa dei ragazzi divisioni che loro non avevano ancora pensato.
Noi vediamo la categoria.
Loro per fortuna vedono Marco. Quello che gli passa la merenda, quello che quando si agita urla e loro ormai sanno perché.
Spieghiamolo a Vannacci: l’abitudine alla diversità è una straordinaria forma di civiltà.
Ricordate la storiella che con Giorgia Meloni al governo niente più bonus, provvedimenti temporanei e mancette? Bene, rimuovetela. Perché anche su questo ha fatto l’opposto.
Da quando c’è il suo governo ne ha approvato, in media, uno ogni due mesi. E il conto non è fatto dai fasulli comunisti, ma da Pagella Politica.
Il bollo auto è soltanto l’ultimo della serie: annunciato come abolito, è stato in realtà esentato temporaneamente.
Poi c’è il cimitero dei bonus, ne cito solo alcuni per non essere noioso.
Il bonus bollette da 200 euro: defunto nel 2025 e quello da 115 euro: nato e morto nel 2026. Mentre il caro energia è vivo e vegeto.
Il bonus Natale: 100 euro una tantum nel 2024. Natale torna tutti gli anni, il bonus no.
Il bonus nuovi nati: 1.000 euro per il 2025 e il 2026. I pochissimi bambini che nasceranno dopo, evidentemente, verranno al mondo già economicamente autonomi.
La Dote famiglia sport: massimo 300 euro fino al 30 giugno 2026. Dal primo luglio, evviva la sedentarietà.
Il canone Rai: ridotto da 90 a 70 euro soltanto nel 2024, poi di nuovo a 90. Una riduzione con diritto di ripensamento.
E le accise sui carburanti: tagliate da marzo 2026, prorogate a puntate, ultima scadenza il 5 ottobre. Anche il pieno, ormai, va consultato insieme al calendario.
Più che una politica economica sembra il banco frigo del supermercato: su ogni provvedimento c’è scritto consumare preferibilmente entro.
Sono misure che durano abbastanza per poterle annunciare, magari in occasione di un appuntamento elettorale, e troppo poco per incidere davvero sui problemi che dovrebbero risolvere.
È questo il grande vantaggio del bonus sulla riforma: la riforma deve funzionare.
Il bonus basta che resti vivo fino al prossimo voto.
Si può annunciare una legge per introdurre un tetto agli studenti stranieri per classe, quando un limite del 30 per cento esiste già dal 2010? Sì, se serve alla propaganda si può.
Si può annunciare il divieto del burqa quando le studentesse che lo indossano sono un numero talmente esiguo che non esistono nemmeno statistiche ufficiali? Sì, se serve alla propaganda si può.
Del resto la scuola italiana ha soltanto qualche problemino: classi sovraffollate, edifici che cadono a pezzi, carenza di insegnanti e personale di sostegno, precariato, dispersione scolastica, stipendi bassi, palestre e laboratori che mancano, tempo pieno che cambia enormemente da Nord a Sud.
Ma finalmente Meloni e Valditara hanno individuato le emergenze da affrontare con urgenza: una norma che c’è già e un burqa che quasi non c’è.
Adesso aspettiamo il decreto contro gli studenti che arrivano in classe a dorso di mammut.
Il punto, però, è politico. Vannacci continua a spostarsi a destra e Meloni gli corre dietro, con Valditara al seguito.
Di questo passo il problema di Vannacci non sarà scrivere il programma: sarà riuscire a scriverlo più velocemente di quanto Meloni riesca ad approvarlo.
19/09/2026
Le idee camminano. E arrivano a Bologna.
Continua il viaggio delle Primarie delle idee, il percorso con cui stiamo costruendo, città dopo città, una proposta riformista per l’Italia.
Non primarie per scegliere un leader, ma per scegliere cosa fare. Lavoro e salari, sanità e scuola, diritti, crescita, ambiente, sicurezza, Europa: prima di discutere di nomi e candidature, vogliamo discutere delle soluzioni.
Perché una coalizione non può nascere soltanto contro qualcuno. Deve sapere per cosa vuole governare.
E perché nel centrosinistra serve una forza riformista, liberale, popolare e socialista, capace di tenere insieme crescita ed equità, diritti e responsabilità, innovazione e protezione sociale.
Dopo le tappe che ci hanno portato in giro per l’Italia, ora tocca a Bologna.
Continuiamo a mettere insieme persone, esperienze e idee diverse con un obiettivo semplice: costruire un’alternativa credibile alla destra e un programma capace di cambiare davvero il Paese.
La rivoluzione è riformista.
E si costruisce insieme.
Sul caro energetico da Giorgia Meloni il nulla cosmico. E sul passato chi non ha peccato scagli al prima pietra.
Da oggi in Russia si vota.
Per tre giorni, perché per sapere che vincerà Putin evidentemente uno non bastava.
Gli oppositori veri sono in carcere, all’estero o esclusi dalle elezioni. L’unico partito apertamente contrario alla guerra è stato tolto dalla lista nazionale. Restano le opposizioni autorizzate, cioè quelle che si oppongono a Putin senza avere l’imprudenza di opporsi a Putin.
Poi si apriranno le urne e il Cremlino potrà finalmente annunciare che i russi sostengono la guerra.
È un metodo infallibile per misurare il consenso: prima elimini il dissenso e poi conti quelli che restano.
Si voterà perfino nei territori ucraini occupati e annessi da Mosca.
Ci sono le urne, le schede, i seggi, i candidati e tre giornate elettorali.
Manca soltanto la possibilità di scegliere.
Ma quella, evidentemente, era una complicazione della democrazia.
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