Inner Room
Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Inner Room, Arte, Siena.
Cos’è inner room ?
è un’etichetta di produzione artistica costituitasi a Siena nel 2010 ed è “la prima” realtà d’arte contemporanea in Italia ad attuare il suo programma in maniera continuativa all’interno di un’azienda artigiana.
16/04/2026
Opening mostra :
Behind The Scene
Giacomo Ricci
Nell'ambito di / A part of Open Zona Toselli
arte nei luoghi di produzione della / art in the places of production of Zona Artigianale di Viale Toselli in Siena
per il ciclo / for the cicle
STAY BEHIND
è lieta di presentare / is pleased to present
BEHIND THE SCENE
Giacomo Ricci
quando/when: opening 16.04.2026 h. 6.30 pm
dove / where: inner room©: fusi&fusi, Via Guccio di Mannaia, 15 I53100 Siena durata/duration: dal/from 16.04 — al/to 30.05 2026
orario/time: lun/mon-ven/fri: h 10.00 am-1.00 pm / 3.30 — 7.30 pm
sab: su appuntamento / on demand
engl: below
Con questo appuntamento inaugurale di ciclo Stay Behind nome che rimanda alla rete di operazioni di resistenza e raccolta informazioni, organizzate in tutta Europa durante la guerra fredda, inner room pone l’attenzione su un crinale tra la produzione e la autorialità. Forse il ciclo, fin ora, più aderente alla poetica strutturale dell’etichetta ovvero talenti che si occupano di altri talenti affinchè niente rimanga incompiuto e lietamente presenta un ciclo di inediti di Giacomo Ricci.
Artista per chiamata, non proviene in origine da filiera formativa ma ha scelto questa piattaforma professionale per misteriosi motivi. Questo atteggiamento forse è alla base del suo iter in cui l’essere artista si manifesta totalmente nei confronti dell’opera intesa in se stessa, svincolata dall’incubo del chi fa cosa, dall’ansia di chi alla fine è convinto di firmare il prodotto.
Ricci infatti è una figura singolare a tratti unica nel panorama dell’arte almeno quella italiana, è riconosciuto sia come autore di ricerca che come “ art handler / producer”. Ponendosi in termini autoriali, in entrambi i casi, conscio di una propria professionalità/sensibilità come un intellettuale che scrive per rotocalchi e che non riconosce confine tra le culture e quindi tra le opere. In questo mantenendo una freschezza e stupore giovane di chi si sorprende e continua a fare per farsi sorprendere sia che si tratti di ciò che firma che di ciò che realizza per e con altri. Ecco che la leva della sua arte acquisisce qui una portata nuova, egli non attua un distinguo nell’azione in maniera schizoide facendo una prestazione alimentare a supporto di una propria ricerca ne tanto meno affiliandosi politicamente ad una poetica, atteggiamenti questi riscontrabili in quella categoria che negli anni ‘70-‘80 andava sotto il nome di “negri di studio”.
Ricci attua un’arte dual-use performando nell’area del terziario artistico “chiavi in mano”, settore sempre più in sviluppo, che va dalla produzione just in time di opere on demand alla gestione show room e after sales.
Proprio da queste esperienze ricava materia poetica e fisica per le opere di sua fattura. Da qui il titolo Behind the Scene che pone interrogativi su ciò che può essere una definizione di scena. Infatti da quello che il sistema decreta come residuale egli trae nuova essenza formale assumendo nella portata di valore dell’opera il corpo esperienziale che viene dalla produzione/gestione di altre opere, di altri autori. Senza citarli e soprattutto non riconoscendoli nel ruolo che occupano all’interno del sistema dell’arte. Un fare che potremmo definire romanico, con tutto il carico assertivo e sovversivo che questo riferimento culturale innesca in una nuova dimensione del contemporaneo. Del resto figure di artisti che si sono prodigati in questo che abbiamo definito dual use ne incontriamo nella storia dell’arte, Vasari scrive che Donatello a Orsanmichele, per metterli a dimora, scantonò le spalle ai Santi Quattro Coronati in quanto Nanni di Banco in un afflato poetico riusciva a metterne solo tre in nicchia. In epoca più recente Frida Kahlo annovera nei suoi diari che per l’allestimento della sua mostra a Parigi nel 1939, fu il ready mader Duchamp che trovò lo spazio e andò a comprare martello e chiodi per appendere i quadri. Come dire che alla fine, fuor di guadagno, solo l’arte aiuta l’arte.
Il coordinamento teoretico è a cura del Dr. Romeo Giuli
Ogni mostra propone un gioiello d’artista realizzato dai maestri artigiani della fusi&fusi,
per questa occasione nella inner room jewel box:
Taboo, Giacomo Ricci, 2026
Giacomo Ricci (Siena,1974) diplomato all’Accademia di Belle Arti di Perugia, vive e lavora a Siena. Artista multi disciplinare, la ricerca su temi quali identità, unicità e intimità lo portano nei primi anni tramite la pratica relazionale a considerare l'atto artistico come gesto condiviso e partecipato. Un percorso parallelo è contrassegnato invece da un ossessione per lo spazio, la quale si
manifesta con interventi specifici che trovano dimora solo ed esclusivamente nel luogo in cui nascono. Ad un periodo dedicato quasi completamente allo studio delle pratiche site relative, si affianca la sperimentazione su alcuni materiali “leggeri” come la polvere che portano l'artista alla creazione di opere prive (come lui stesso le definisce). Un indagine sui limiti etici e fisici del
mostrare, in un continuo balletto tra presenza e assenza si concretizza un processo fatto di depositi, percorsi lenti e dilatati.
Dal 2012 al 2019 con Agathe Rosa sono il duo Rosa Ricci, un progetto in cui i due approfondiscono l'idea di interventi legati all'architettura e al mimetismo. Nel 2015 fonda Fare Mente Locale un collettivo di artisti che riprende alcune delle tematiche affrontate in passato dall'artista come la partecipazione e la condivisione. In particolare cura il progetto Spazio Instabile un artist Run space nomade che interviene in spazi abbandonati con interventi site specific e dove grazie al progetto si attivano rigenerazioni a base culturale.
Da circa 20 anni svolge regolarmente, come free-lance, l’attività di art handler negli allestimenti di mostre e project manager nella produzione d’arte.
Inner Room
Comune di Siena
Foto credit: Martina Líšková Fusi
16/04/2026
Opening mostra :
Behind The Scene
Giacomo Ricci
Nell'ambito di / A part of Open Zona Toselli
arte nei luoghi di produzione della / art in the places of production of Zona Artigianale di Viale Toselli in Siena
per il ciclo / for the cicle
STAY BEHIND
è lieta di presentare / is pleased to present
BEHIND THE SCENE
Giacomo Ricci
quando/when: opening 16.04.2026 h. 6.30 pm
dove / where: inner room©: fusi&fusi, Via Guccio di Mannaia, 15 I53100 Siena durata/duration: dal/from 16.04 — al/to 30.05 2026
orario/time: lun/mon-ven/fri: h 10.00 am-1.00 pm / 3.30 — 7.30 pm
sab: su appuntamento / on demand
engl: below
Con questo appuntamento inaugurale di ciclo Stay Behind nome che rimanda alla rete di operazioni di resistenza e raccolta informazioni, organizzate in tutta Europa durante la guerra fredda, inner room pone l’attenzione su un crinale tra la produzione e la autorialità. Forse il ciclo, fin ora, più aderente alla poetica strutturale dell’etichetta ovvero talenti che si occupano di altri talenti affinchè niente rimanga incompiuto e lietamente presenta un ciclo di inediti di Giacomo Ricci.
Artista per chiamata, non proviene in origine da filiera formativa ma ha scelto questa piattaforma professionale per misteriosi motivi. Questo atteggiamento forse è alla base del suo iter in cui l’essere artista si manifesta totalmente nei confronti dell’opera intesa in se stessa, svincolata dall’incubo del chi fa cosa, dall’ansia di chi alla fine è convinto di firmare il prodotto.
Ricci infatti è una figura singolare a tratti unica nel panorama dell’arte almeno quella italiana, è riconosciuto sia come autore di ricerca che come “ art handler / producer”. Ponendosi in termini autoriali, in entrambi i casi, conscio di una propria professionalità/sensibilità come un intellettuale che scrive per rotocalchi e che non riconosce confine tra le culture e quindi tra le opere. In questo mantenendo una freschezza e stupore giovane di chi si sorprende e continua a fare per farsi sorprendere sia che si tratti di ciò che firma che di ciò che realizza per e con altri. Ecco che la leva della sua arte acquisisce qui una portata nuova, egli non attua un distinguo nell’azione in maniera schizoide facendo una prestazione alimentare a supporto di una propria ricerca ne tanto meno affiliandosi politicamente ad una poetica, atteggiamenti questi riscontrabili in quella categoria che negli anni ‘70-‘80 andava sotto il nome di “negri di studio”.
Ricci attua un’arte dual-use performando nell’area del terziario artistico “chiavi in mano”, settore sempre più in sviluppo, che va dalla produzione just in time di opere on demand alla gestione show room e after sales.
Proprio da queste esperienze ricava materia poetica e fisica per le opere di sua fattura. Da qui il titolo Behind the Scene che pone interrogativi su ciò che può essere una definizione di scena. Infatti da quello che il sistema decreta come residuale egli trae nuova essenza formale assumendo nella portata di valore dell’opera il corpo esperienziale che viene dalla produzione/gestione di altre opere, di altri autori. Senza citarli e soprattutto non riconoscendoli nel ruolo che occupano all’interno del sistema dell’arte. Un fare che potremmo definire romanico, con tutto il carico assertivo e sovversivo che questo riferimento culturale innesca in una nuova dimensione del contemporaneo. Del resto figure di artisti che si sono prodigati in questo che abbiamo definito dual use ne incontriamo nella storia dell’arte, Vasari scrive che Donatello a Orsanmichele, per metterli a dimora, scantonò le spalle ai Santi Quattro Coronati in quanto Nanni di Banco in un afflato poetico riusciva a metterne solo tre in nicchia. In epoca più recente Frida Kahlo annovera nei suoi diari che per l’allestimento della sua mostra a Parigi nel 1939, fu il ready mader Duchamp che trovò lo spazio e andò a comprare martello e chiodi per appendere i quadri. Come dire che alla fine, fuor di guadagno, solo l’arte aiuta l’arte.
Il coordinamento teoretico è a cura del Dr. Romeo Giuli
Ogni mostra propone un gioiello d’artista realizzato dai maestri artigiani della fusi&fusi,
per questa occasione nella inner room jewel box:
Taboo, Giacomo Ricci, 2026
Giacomo Ricci (Siena,1974) diplomato all’Accademia di Belle Arti di Perugia, vive e lavora a Siena. Artista multi disciplinare, la ricerca su temi quali identità, unicità e intimità lo portano nei primi anni tramite la pratica relazionale a considerare l'atto artistico come gesto condiviso e partecipato. Un percorso parallelo è contrassegnato invece da un ossessione per lo spazio, la quale si
manifesta con interventi specifici che trovano dimora solo ed esclusivamente nel luogo in cui nascono. Ad un periodo dedicato quasi completamente allo studio delle pratiche site relative, si affianca la sperimentazione su alcuni materiali “leggeri” come la polvere che portano l'artista alla creazione di opere prive (come lui stesso le definisce). Un indagine sui limiti etici e fisici del
mostrare, in un continuo balletto tra presenza e assenza si concretizza un processo fatto di depositi, percorsi lenti e dilatati.
Dal 2012 al 2019 con Agathe Rosa sono il duo Rosa Ricci, un progetto in cui i due approfondiscono l'idea di interventi legati all'architettura e al mimetismo. Nel 2015 fonda Fare Mente Locale un collettivo di artisti che riprende alcune delle tematiche affrontate in passato dall'artista come la partecipazione e la condivisione. In particolare cura il progetto Spazio Instabile un artist Run space nomade che interviene in spazi abbandonati con interventi site specific e dove grazie al progetto si attivano rigenerazioni a base culturale.
Da circa 20 anni svolge regolarmente, come free-lance, l’attività di art handler negli allestimenti di mostre e project manager nella produzione d’arte.
Inner Room
Foto credit: Martina Líšková Fusi
04/04/2026
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