Nucleare e Ragione
Chi siamo? Cosa facciamo? Perchè "Nucleare e Ragione"? https://nucleareeragione.org/chi-siamo/
“Nucleare e Ragione” è un Comitato di natura apartitica e senza scopi di lucro costituito al fine di promuovere in Italia il raggiungimento di un’equilibrata strategia di approvvigionamento energetico della quale i cittadini siano resi partecipi e consapevoli, attraverso la fruizione delle basi scientifiche e tecnologiche delle diverse fonti di energia, del loro impatto sulla salute e sull’ambiente e del loro costo economico. Il Comitato nasce dallo sforzo comune di alcuni studenti dell'Universita' di Trieste e di giovani ricercatori e dottorandi attivi in numerosi centri di ricerca italiani e stranieri. Il Comitato si propone di portare a conoscenza dell’opinione pubblica, con obiettività, equidistanza e rigore scientifico, i benefici ed i rischi di ciascuna fonte energetica, con particolare attenzione all’energia nucleare, utilizzando ogni mezzo di comunicazione diretto ed indiretto, quali gli organi di informazione e di stampa, le conferenze ed i dibattiti.
15/09/2026
Stand Up for Nuclear arriva a Foligno anche con due conferenze dedicate al nucleare!
📍 Sabato 19 settembre, al Nuovo Cinema Vittoria, una giornata per parlare di energia, clima e futuro partendo da scienza, dati e dalle domande che più spesso accompagnano il dibattito sul nucleare.
🎓 9:30–11:00 | Conferenza per le scuole superiori
Energia nucleare e cambiamento climatico: scienza, dati e futuro
Con Edoardo Ventafridda e Annafrancesca Mariani (SOGIN).
🎙️ 16:30–18:00 | Conferenza pubblica
Nucleare: le domande che tutti fanno, le risposte che nessuno dà
Sicurezza, costi e tempi, rapporto con le rinnovabili, rifiuti radioattivi: ne parleremo con Marco Coletti, Nicola Daniele Ippolito, Monica Tommasi, Riccardo Mariscalco e Annafrancesca Mariani con il team SOGIN, con la moderazione di Martina Gallarati.
💬 E dalle 18:00 alle 19:00, spazio al pubblico con una tavola rotonda aperta alle vostre domande.
📍 Nuovo Cinema Vittoria, Foligno
📅 Sabato 19 settembre 2026
🎟️ Ingresso gratuito
Ti aspettiamo!
🔗Per il programma completo, link nei commenti !
11/09/2026
Lo sapete cosa sta succedendo in Germania per quanto riguarda il nucleare?
Negli ultimi anni Berlino ha investito enormemente nelle energie rinnovabili, soprattutto eolico e fotovoltaico, mentre portava avanti contemporaneamente la chiusura delle proprie centrali nucleari. L'ultimo dei tre reattori rimasti in funzione è stato spento nell'aprile 2023, completando l'uscita dal nucleare decisa dalla Germania dopo Fukushima. Nel frattempo il sistema energetico tedesco ha continuato a cambiare e oggi quella scelta torna al centro del dibattito, anche perché il Paese deve conciliare contemporaneamente decarbonizzazione, sicurezza energetica, competitività industriale e crescente domanda di elettricità.
Partiamo da un dato importante.
Nel 2025 le fonti rinnovabili hanno prodotto 257,5 TWh, pari al 58,8% della generazione elettrica tedesca. La crescita di eolico e fotovoltaico ha quindi trasformato profondamente il mix elettrico del Paese.
La produzione annuale racconta però soltanto in parte la situazione reale.
Un sistema elettrico deve garantire energia durante tutto l'anno e contemporaneamente disporre di potenza sufficiente nelle ore in cui la domanda è elevata e la produzione da fonti variabili risulta bassa. Una giornata con poco vento e poca radiazione solare richiede quindi una risposta molto diversa rispetto a una giornata caratterizzata da condizioni meteorologiche favorevoli. Ne consegue che per gestire la variabilità servono reti, interconnessioni, sistemi di accumulo, flessibilità della domanda e capacità programmabile, cioè impianti in grado di fornire elettricità quando il sistema ne ha bisogno.
Analizziamo dunque la scelta tedesca.
Nel 2025 la Germania ha importato 76,2 TWh di elettricità ed esportato 54,3 TWh, con un saldo netto di importazioni di 21,9 TWh. Il commercio di elettricità tra i Paesi europei rappresenta una componente normale del mercato e permette di sfruttare le differenze tra produzione e domanda nelle diverse aree. Il dato acquista però una certa rilevanza se viene osservato insieme alla progressiva eliminazione della capacità nucleare tedesca. Il nucleare forniva infatti una caratteristica molto precisa al sistema elettrico. Le centrali producevano elettricità in modo continuo e programmabile, senza emissioni di CO2, offrendo una fonte stabile in grado di affiancare la crescita delle rinnovabili. Eolico, fotovoltaico e nucleare potevano quindi convivere benissimo. Reti, accumuli e interconnessioni permettevano poi di integrarle all'interno dello stesso sistema elettrico.
La Germania ha invece scelto di eliminare il nucleare proprio durante la fase di forte espansione delle rinnovabili. Uno studio pubblicato nel 2024 sulla decisione tedesca di rinviare temporaneamente l'uscita dal nucleare ha stimato gli effetti attraverso un modello del mercato elettrico europeo. Secondo l'analisi, il prolungamento del funzionamento dei reattori avrebbe ridotto la produzione elettrica da gas in Europa di circa 2,9 TWh, con una riduzione di circa 3,3 milioni di tonnellate di CO2 in Germania e un prezzo medio dell'elettricità tedesca inferiore di quasi 9 euro/MWh rispetto allo scenario modellato senza il prolungamento del nucleare. Si tratta naturalmente di un risultato modellistico e quindi di una stima controfattuale. Il meccanismo descritto dallo studio resta però molto concreto. Quando una grande quantità di produzione nucleare viene rimossa dal sistema, essa deve necessariamente essere sostituita da altre fonti.
Ed ecco che arriviamo a una delle notizie più recenti, quella del 2 settembre. La Commissione europea ha approvato il nuovo meccanismo di capacità tedesco, aprendo la strada a un sostegno pubblico stimato tra 15,6 e 35,2 miliardi, che entrerà in funzione dal 2031 e servirà a remunerare la disponibilità di capacità necessaria per garantire la sicurezza del sistema elettrico. Il programma comprende produzione, accumulo e flessibilità della domanda. Le prime aste prevedono circa 9 GW di capacità a lunga durata, sufficienti a coprire periodi prolungati di bassa produzione da vento e sole, con ulteriori 2 GW previsti in una successiva tornata. Le gare sono formalmente aperte a diverse tecnologie, comprese le batterie e altre forme di capacità flessibile, mentre le nuove centrali a gas che partecipano agli schemi di lungo periodo dovranno essere predisposte per funzionare con idrogeno.
Le prime aste sono quindi destinate con ogni probabilità a favorire soprattutto nuove centrali a gas, proprio perché oggi rappresentano una delle principali tecnologie disponibili per fornire grandi quantità di potenza programmabile in tempi relativamente brevi. Le installazioni dovranno poi inserirsi nel percorso tedesco verso la neutralità climatica, con l'obiettivo di arrivare a un funzionamento climaticamente neutro entro il 2045.
Il quadro che emerge è abbastanza chiaro.
La Germania sta costruendo una quantità sempre maggiore di rinnovabili e contemporaneamente sta creando nuova capacità programmabile per garantire l'equilibrio del sistema elettrico durante i periodi in cui eolico e fotovoltaico producono meno. Nel frattempo il nucleare, una fonte programmabile e a basse emissioni già presente sul territorio nazionale, è stato progressivamente smantellato.
Il Radiant Energy Group ha elaborato diverse stime sulla possibilità di riattivare alcuni degli impianti chiusi. Nel rapporto più recente il gruppo classifica i reattori in base allo stato di smantellamento e stima costi fino a circa 1 miliardo di euro per gli impianti nella categoria più favorevole e fino a 3 miliardi per quelli in una fase più avanzata di decommissioning. Il rapporto sostiene inoltre che alcuni reattori potrebbero tornare in funzione entro pochi anni. Le stime rappresentano quindi uno scenario favorevole alla riattivazione e richiederebbero in ogni caso valutazioni tecniche, economiche e regolatorie indipendenti prima di poter essere trasformate in un piano operativo. Ogni avanzamento del decommissioning ovviamente rende più complesso recuperare le infrastrutture originarie, mentre fermare tempestivamente lo smantellamento potrebbe preservare maggiori possibilità di riutilizzo. Il rapporto di Radiant Energy Group stima inoltre in circa 38 miliardi di euro le risorse destinate dalle aziende tedesche al decommissioning e alla gestione dei rifiuti nucleari. La cifra rappresenta un ordine di grandezza degli accantonamenti e dei costi legati alla gestione del lascito nucleare, mentre il processo di smantellamento continuerà per decenni. Naturalmente una parte di quei costi sarebbe comunque esistita dopo la chiusura definitiva degli impianti, perché la gestione del combustibile esausto e lo smantellamento rappresentano obblighi connessi alla fine della vita operativa delle centrali. Il dato, tuttavia, diventa rilevante soprattutto se inserito nel confronto più ampio tra una capacità produttiva già esistente e le nuove infrastrutture necessarie per sostituirne alcune funzioni.
La Germania, insomma, avrebbe potuto continuare a sviluppare eolico e fotovoltaico mantenendo in funzione il nucleare, utilizzando gli anni della transizione per potenziare reti, accumuli, interconnessioni e gestione della domanda.
La scelta è invece stata diversa e la conseguenza non si può ignorare: una fonte già disponibile, programmabile e a basse emissioni è stata eliminata e una parte della capacità necessaria per sostituirne la funzione viene oggi costruita attraverso nuove centrali a gas. Per una nazione impegnata nella decarbonizzazione, sostituire una fonte a basse emissioni con nuova capacità fossile rappresenta una scelta strategica difficile da giustificare.
Fonti
Fraunhofer ISE - German Public Electricity Generation in 2025
https://www.ise.fraunhofer.de/en/press-media/press-releases/2026/german-public-electricity-generation-in-2025-wind-and-solar-power-take-the-lead.html
Commissione europea - German Capacity Mechanism
https://competition-policy.ec.europa.eu/about/news/commission-approves-german-capacity-mechanism-eur35-billion-secure-electricity-supply-2026-09-02_en
Studio scientifico - Postponing Germany's nuclear phase-out
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0301421524002283
Radiant Energy Group - Restarting Germany's Reactors
https://www.radiantenergygroup.com/reports/restarting-germanys-reactors-feasibility-and-schedule
10/09/2026
DOPO IL PRIMO WEEKEND, LO STAND UP CONTINUA!
Dopo il grande inizio dello scorso weekend, Stand Up for Nuclear 2026 riparte con una nuova giornata nelle piazze italiane. 💙
📆 Sabato 12 settembre ci trovate in tre città:
📍 Gorizia
🕤 09:30–19:00
Via Verdi, di fronte alla Galleria “Ex Cassa di Risparmio”
📍 Castiglione della Pescaia (GR)
🕤 16:00–20:00
Orto del Lilli
📍 Novara
🕙 10:00–18:00
Piazza della Repubblica
Tre città, tre piazze e la stessa voglia di incontrarvi. Se siete curiosi, favorevoli, contrari, indecisi o semplicemente avete una domanda che avreste sempre voluto fare sul nucleare… venite a trovarci!
Stand Up for Nuclear 2026 è promosso dal Comitato Nucleare e Ragione, in collaborazione con Riforma e Progresso ed Energy Break, e con il sostegno di tantissime altre associazioni!
🔗Per tutti gli aggiornamenti → link nei commenti!
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💙 Ci vediamo sabato!
05/09/2026
Buona la prima!
Doppio blitz a favore del nucleare Annunciati per domani gazebo informativi in piazza del Municipio e alla Fiera del Delta
03/09/2026
Si riparte! Primo weekend dello Stand Up for Nuclear 2026!
Dopo il successo dello scorso anno, torniamo in piazza per parlare di energia nucleare con entusiasmo, dati e tanta voglia di dialogo 💙
Ecco dove trovarci 👇
🔹 Porto Tolle (RO)
📅 5/09 - dalle 10:00 alle 14:00 in Piazza del Municipio e dalle 18:00 alle 22:00 presso la Sagra del Delta
🔹 Siracusa
📅 6/09 - dalle 10:00-14:00 in Largo XXV Luglio (fronte Tempio d'Apollo)
💬 Vieni a trovarci, fai domande, portiamo insieme l'energia del futuro nelle piazze italiane!
⏰ Per tutti gli aggiornamenti → link nei commenti!
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02/09/2026
42 CITTÀ. 8ª EDIZIONE. CI SIAMO. 🇮🇹
Tra settembre e ottobre torna Stand Up for Nuclear 2026: il nostro evento più grande dell’anno. 💛
Da nord a sud il Comitato Nucleare e Ragione, in collaborazione con Riforma e Progresso ed Energy Break , porterà nelle piazze italiane gazebo, giochi, attività, dati, divulgazione e soprattutto confronto.
Parleremo di energia e clima, ma anche di medicina, ricerca, industria e delle tante applicazioni delle tecnologie nucleari che fanno già parte delle nostre vite.
💬 Hai dubbi sul nucleare?
🙋♀️ Non sei convinto?
⚛️ Vuoi saperne di più?
💛 Oppure non vedi l’ora di venirci a trovare?
Lo Stand Up è fatto proprio per questo.
🔗Link al comunicato stampa nei commenti.
L’evento è supportato anche da Amici della Terra, GiovaniBlu, Liberi, oltre le illusioni, We Physics, Women in Nuclear Italy, Polienergy, Universitari Liberi, Synapser, Minerva - Associazione di Divulgazione Scientifica, Leo Club Puglia, Comitato per una Civiltà dell'Amore e Icosaedro.
31/08/2026
Il 6 e 7 giugno il Comitato Nucleare e Ragione ha partecipato al KlimatFest 2026, nel giardino di Cascina Tre Fontanili a Vimodrone: due giornate dedicate ad ambiente, clima ed energia, insieme a numerose associazioni locali e nazionali.
Al nostro gazebo abbiamo incontrato persone curiose, favorevoli, contrarie o semplicemente desiderose di capire meglio. Abbiamo parlato del possibile ritorno dell’Italia alla produzione di energia elettrica da fissione, mentre l’iter legislativo prosegue in Parlamento, ma anche di Deposito Nazionale, sicurezza, rifiuti radioattivi e integrazione di nucleare e fonti rinnovabili.
Il confronto continua: da settembre torna lo Stand Up for Nuclear! In tante città italiane, le nostre volontarie e i nostri volontari saranno nuovamente ai banchetti, pronti a rispondere a domande, dubbi e curiosità.
La transizione energetica ha bisogno di informazione, dialogo e collaborazione e noi cominciamo davanti a un banchetto!
Un grazie al nostro socio Luigi Francesco Trantino per aver raccontato queste due giornate del Klimatfest nell’articolo pubblicato sul nostro sito!
🔗 Link nei commenti.
31/07/2026
⚛️ Gli Stati Uniti stanno riaprendo uno dei dibattiti più delicati della radioprotezione.
Per oltre 50 anni le normative si sono basate sul modello LNT (Linear No-Threshold), secondo cui ogni dose di radiazioni, anche la più piccola, comporta un aumento del rischio.
Oggi però, sulla base di un nuovo rapporto dell'Idaho National Laboratory e di un ordine esecutivo della Casa Bianca, gli USA stanno valutando se gli attuali limiti siano ancora coerenti con le conoscenze scientifiche più recenti.
Il dibattito riguarda il modello LNT, il principio ALARA, i limiti di esposizione alle radiazioni e il possibile impatto che un quadro normativo più proporzionato potrebbe avere sui costi, sulle applicazioni della tecnologia nucleare e sulla ricerca.
📖 Nell'articolo viene analizzato cosa sta succedendo negli Stati Uniti, quali sono le proposte sul tavolo e perché questa discussione potrebbe avere conseguenze anche oltre oceano.
🔗 Link nei commenti.
30/07/2026
Commissione europea – Rappresentanza in Italia se l'obiettivo europeo è la decarbonizzazione del settore energetico, sarebbe opportuno sottolineare anche il ruolo vitale del nucleare. Focalizzarsi dal punto dal punto di vista comunicativo sulle fonti rinnovabili, significa confondere i fini con i mezzi, rafforzando questa falsa credenza nei cittadini.
L’UE punta sempre di più sulle energie rinnovabili per accelerare la transizione green!
Oggi una parte significativa dell’energia che utilizziamo arriva da fonti rinnovabili come sole, vento e acqua, e questo trend è in continua crescita. Un percorso fondamentale per ridurre le emissioni, contrastare il cambiamento climatico e costruire un futuro più sostenibile. Per questo l’Unione europea continua a investire nella produzione di energia pulita e nella trasformazione del sistema energetico.
26/07/2026
È incredibile cosa mi tocca leggere.
Ringrazio Luca Scarpinati per avermi segnalato ieri quest'assurdità.
Una pagina di un festival ecosostenibile che pubblica contenuti su energia, transizione energetica e sostenibilità rilancia un articolo di un noto blog ambientalista, sostenendo che The Lancet, una delle riviste scientifiche più importanti al mondo, "non lasci margini di dubbio" sul fatto che il nucleare non sia sicuro, non sia economico e non sia climaticamente neutro.
https://www.facebook.com/share/p/18ztNcgh5m/
Peccato che basti aprire il link della fonte che citano per scoprire che dietro non c'è nessun nuovo studio né un verdetto della redazione del Lancet. Ci sono invece due testi firmati, usciti nella stessa finestra temporale in due sezioni diverse della rivista. Da una parte un World Report del giornalista Talha Burki, contenuto commissionato dalla redazione, che descriveva i rischi operativi dei reattori nucleari come estremamente ridotti. Dall'altra una Correspondence, la sezione che il Lancet stesso definisce sul proprio sito come le riflessioni dei lettori sui contenuti già pubblicati, firmata dal pediatra ed epidemiologo Philip Landrigan e dall'internista Brita Lundberg, che replica punto per punto proprio al pezzo di Burki. Nessuno dei due testi rappresenta una posizione ufficiale della rivista, che si esprimerebbe solo attraverso un Editorial firmato dalla redazione, ma il post cita soltanto il secondo come se fosse "il verdetto del Lancet".
https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(26)01304-8/fulltext
Qualcuno potrebbe obiettare: "Però magari le motivazioni contenute nella lettera sono valide e da prendere in considerazione".
E invece no. Neanche quelle.
Veniamo al numero che pretende di tenere in piedi tutto il castello, quei 115.000 decessi per cancro attribuiti a chi vive vicino alle centrali americane. Viene da un unico studio, pubblicato su Nature Communications a febbraio, che gli stessi autori definiscono incapace di dimostrare un nesso causale.
https://www.nature.com/articles/s41467-026-69285-4
Per spiegarla facile-facile, il paper misura soltanto la distanza geografica dalla centrale, senza una singola misurazione reale di radiazione, e tra i suoi autori compare anche uno dei due medici che firma la lettera a The Lancet. In pratica sta citando come prova indipendente un lavoro scritto anche da lui.
Capite il livello? Siamo praticamente al "mi sono dato ragione da solo, ma con tanto di citazione bibliografica". Manca solo il timbro "approvato da me stesso" e il cerchio è chiuso.
La American Nuclear Society ha ovviamente risposto pubblicamente a quest'oscenità bollando lo studio come profondamente viziato, proprio perché la distanza da un impianto non equivale alla dose di radiazione ricevuta da una persona.
https://www.ans.org/news/2026-02-26/article-7799/american-nuclear-society-responds-to-deeply-flawed-study-on-nuclear-plant-proximity/
E i numeri della Nuclear Regulatory Commission spiegano perché è così: chi vive entro 50 miglia da una centrale riceve in media 0,01 millirem l'anno in più, contro i 300 millirem l'anno che ogni americano assorbe già solo dal fondo naturale. Costruire 115.000 morti su una dose che vale lo 0,003% del fondo naturale richiede un meccanismo biologico che nessuno, autori dello studio compresi, ha ancora trovato (e mai troverà).
https://www.nrc.gov/about-nrc/radiation/related-info/faq
Il post riassume poi la lettera dicendo che il nucleare non è climaticamente neutro (che poi, mi chiedo: quale fonte lo è?), e anche qui i dati raccontano l'esatto contrario. L'IPCC assegna al nucleare un valore mediano di circa 12 grammi di CO2 equivalente per kWh sull'intero ciclo di vita, in linea con l'eolico e più basso della maggior parte delle stime sul fotovoltaico. Chiamarlo "non climaticamente neutro" senza aggiungere altro significa nascondere che si tratta di una delle fonti più pulite in assoluto, non un'eccezione da segnalare. Il nucleare, inoltre, è storicamente la fonte di energia con il minor numero di morti per unità di energia prodotta, comparabile solo a eolico e fotovoltaico e di gran lunga più sicuro di carbone, petrolio e gas, incidenti come Chernobyl e Fukushima inclusi nel conteggio. Se il criterio per bollare una fonte come "non sicura" fosse la sola esistenza di un rischio (nessuna tecnologia è priva di rischi), andrebbe applicato prima di tutto alle fossili, poi alle rinnovabili, che invece restano sul mercato senza che nessuno le descriva con lo stesso allarme.
https://www.ipcc.ch/site/assets/uploads/2018/03/SRREN_FD_SPM_final-1.pdf
Infine, sui costi dell'ultima centrale nucleare americana, Plant Vogtle, la lettera riporta che i due nuovi reattori sono passati da una stima iniziale di circa 14 miliardi di dollari a un costo finale superiore ai 30 miliardi. La precisazione importante da fare è che però tale dato non dimostra automaticamente che il nucleare sia sempre antieconomico. Dimostra semplicemente che quel progetto specifico negli Stati Uniti ha avuto problemi di realizzazione, legati soprattutto a fattori come la perdita di competenze industriali dopo decenni senza nuove costruzioni, la complessità del primo impiego del reattore AP1000 negli USA, ritardi, modifiche progettuali e il fallimento di Westinghouse durante il percorso.
I singoli casi non fanno da soli statistica.
https://www.eia.gov/todayinenergy/detail.php/detail.php
L'IPCC stesso riconosce che i costi del nucleare variano molto in base al Paese, all'esperienza industriale, alla standardizzazione dei progetti e alla capacità di gestione: i problemi maggiori riguardano soprattutto i progetti "first of a kind" nei Paesi dove la filiera si è indebolita.
Si omette in ogni caso di dire, come sempre, che il "conto economico" cambia radicalmente se lo si guarda sull'orizzonte tipico di un reattore, 60-80 anni di funzionamento, e se si considera il valore che una fonte stabile e programmabile aggiunge a una rete sempre più dipendente da eolico e fotovoltaico intermittenti.
Alla fine è normale che esistano opinioni diverse sul nucleare, come su qualsiasi altro argomento. Quello ci può stare (solo per certi aspetti). Il problema nasce quando una semplice lettera di commento viene promossa a "sentenza definitiva" e la complessità di certi argomenti viene sostituita dal magico mondo delle frasi ad effetto. Perché in fondo è molto più facile convincere qualcuno con un "lo ha detto The Lancet" che spiegare cosa sia davvero una Correspondence.
Meno male che la scienza non funzioni per slogan, altrimenti basterebbe stampare un titolo in grassetto o pubblicare un articolo frutto d fantasia e aspettare che la realtà si adegui.
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